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Etruria, accuse a Bankitalia E il Pd torna all’attacco

Il pm di Arezzo Roberto Rossi “ scagiona” il padre del sottosegretario Maria Elena Boschi dalle responsabilità per il crac di Banca Etruria e con la sua deposizione davanti alla Commissione d’inchiesta sulle banche aggiunge soprattutto un nuovo tassello alle accuse contro Bankitalia. Parole che fanno esultare il Pd di Matteo Renzi e provocano la reazione di via Nazionale. Dopo diverse ispezioni che fanno venire alla luce aspetti molto critici, ricostruisce Rossi, Bankitalia impone a Banca Etruria con una lettera del 3 dicembre 2012 di «integrarsi in un gruppo di elevato standing», dotato delle «necessarie risorse patrimoniali e professionali » . Ad Arezzo parte la ricerca: nulla di fatto, fino a quando non arriva l’offerta della Banca popolare di Vicenza che però cade nel vuoto. Nel 2015 Bankitalia sanziona i vertici di Arezzo, che non avevano portato «all’attenzione dell’assemblea dei soci l’unica offerta giuridicamente rilevante cioè quella avanzata da Bpvi», e poco dopo arriva anche il commissariamento. « Dobbiamo ritenere, da quello che a noi risulta, che Bpvi fosse ritenuta un partner di elevato standing. – osserva Rossi – Abbiamo ritenuto un po’ singolare che venisse incentivata questa aggregazione: leggendo il testo dell’ispezione a Vicenza, sembra di leggere la relazione di Banca Etruria: ci sono l’inadeguatezza degli organi, i crediti deteriorati, e anche le azioni baciate, che almeno noi invece ad Arezzo non avevamo » . Nella parte secretata dell’udienza Rossi – che è stato anche consulente a Palazzo Chigi, prima con Letta e poi con Renzi – aggiunge anche altre critiche a Bankitalia: poca comunicazione con la Consob, scarsa considerazione delle esigenze di tutela dei risparmiatori.
E così a fine giornata il Pd esulta e via Nazionale smentisce ancora una volta di aver suggerito e favorito la fusione tra Etruria e Vicenza. Al silenzio ufficiale di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, si contrappongono le parole dei più stretti collaboratori del segretario Pd: « Incredibile » e « inenarrabile quanto sta emergendo dai lavori della Commissione » . Perché, aggiunge chi ha parlato con il segretario, ancora una volta «dopo Ferrara anche in Banca Etruria emerge che Bankitalia non ha vigilato su nulla » . Frasi pesanti per un vicenda che incrocia due punti di polemica degli ultimi mesi. Innanzitutto il coinvolgimento del padre di Maria Elena Boschi nel suo ruolo di amministratore di Banca Etruria. E poi le critiche di Renzi allo stesso governatore Ignazio Visco al momento della discussione sulla sua riconferma ai vertici di via Nazionale.
Il fatto che il procuratore in Commissione abbia scagionato Boschi padre, e le critiche all’operato di Visco, sembrano confermare la linea tenuta da Renzi in questi mesi. «Finalmente inizia a emergere la vera storia di Banca Etruria, molto, molto diversa da quella raccontata fin qui » , commenta il presidente del Pd Matteo Orfini. E assieme alla sua si levano moltissime voci – da Fiano a Marcucci – del Pd per affermare gli stessi concetti. Parlano invece di « surreale esultanza dei renziani » , i Cinquestelle. « Il governo di Boschi figlia cerca di salvare il dirigente Boschi padre. Presto capiremo se ha fatto pressioni a Ghizzoni, mentendo al Parlamento », twitta Carla Ruocco.
Bankitalia nega con forza di aver « mai sostenuto il matrimonio con Popolare di Vicenza » . E infine – sostiene – non ha sanzionato la mancata aggregazione, ma «il fatto che l’unica proposta di aggregazione ricevuta, che era proprio quella di Vicenza, non fosse stata portata a conoscenza dell’assemblea».
Ora si preannuncia incandescente la relazione del capo della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Bargaballo. «Ci dovrà spiegare perché e a che titolo sono state fatte queste pressioni su Etruria » dice Andrea Augello di Idea.
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