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Etihad verso il 49% di Alitalia Nel piano con gli emiri “la via dell’Est” e nuove rotte in America e Africa

ROMA
— Prima di cadere tra le braccia di Etihad — che ieri in una nota ha confermato l’esistenza della trattativa — Alitalia ha bisogno di rifarsi il trucco. E il piano presentato da Gabriele Del Torchio a fine novembre va in quella direzione. Un progetto che
Repubblicaha
potuto visionare, e che segna da qui al 2016 il cammino verso la salvezza prima dell’integrazione nella rete di un solido partner estero. Le soluzioni messe in campo dai manager di Alitalia potrebbero segnare nelle prossime settimane il passo decisivo per uscire dalla crisi, scongiurare il fallimento e stringere un accordo con Etihad che potrebbe coinvolgere anche Adr e lo scalo di Fiumicino. Anche secondo il
Financial Times
gli emiri potrebbero acquisire una quota fino al 49% con un’iniezione di liquidità intorno ai 350 milioni di euro. Oggi, intanto, come previsto, i consiglieri del cda Alitalia, compresi il presidente Roberto Colaninno e l’ad Gabriele Del Torchio, metteranno sul tavolo le proprie dimissioni. Un atto
dovuto, che non inciderà sulla trattativa in corso con i mediorientali.
Sono tre i piloni che reggono la struttura del piano. Il primo: liberare il vettore dal peso delle perdite che nel 2013 arriveranno a sfiorare i 300 milioni di euro, pari a 822mila euro di rosso al giorno. Il network dovrà dimagrire, mettendo a terra da subito 11 aerei di medio raggio e rinviando tra il 2015 e il 2016 l’ingresso in flotta di 3 macchine di lungo raggio. Nel contempo le spese saranno ridotte anche grazie al contributo dei dipendenti che scenderanno di 1.900 unità. La documentazione visionata parla di una riduzione «da 11.255 unità di forza media retribuita del 2013, ai 9.355 del 2014». Ma per i piloti si prospetta una sorpresa positiva: Etihad ha bisogno di alcune centinaia di nuovi comandanti e dietro le quinte le due compagnie si stanno muovendo per utilizzare i piloti italiani, inseriti in una sorta di grande contenitore comune, indifferentemente in Etihad o Alitalia. In totale le uscite dovranno scendere di 295 milioni l’anno: ci saranno oltre 120 milioni di euro in meno di costi generali. Un voce nella quale Air France e i servizi offerti ad Alitalia fanno la parte del leone con un contratto di fornitura del valore di 73 milioni di euro.
Altri 128 milioni di euro arriveranno dai tagli al personale, dalla solidarietà per 3mila persone con stipendi oltre i 40mila euro annui e dal taglio di indennità e dal blocco di incentivi e scatti di anzianità.
Altro capitolo quello della strategia sulle rotte, molte delle quali saranno tarate per “ripescare” gli italiani all’estero e i loro parenti. Il Nord America resta in cima alla lista (New York, Chicago tra le rotte già esistenti e San Francisco tra le altre da mettere in piedi). Anche l’America Latina ricopre un ruolo fondamentale con una possibile novità su Santiago del Cile e il rafforzamento di San Paolo e Rio.
Ma è la via dell’Est quella che interessa di più in queste ore, proprio per gli sviluppi dell’alleanza con Etihad che entro lunedì potrebbe firmare una trattativa in esclusiva visto il via libera arrivato ieri notte da Poste all’ingresso nel capitale Alitalia con 75 milioni di euro. Il vettore mediorientale e il suo hub ad Abu Dhabi, nei documenti Alitalia, viene considerato come il principale snodo verso Medio Oriente, India, Cina e Giappone con nuove destinazioni previste a Mumbai, Delhi, Shanghai, Seoul, e ulteriori collegamenti per Tokyo e Osaka. Un piccolo faro verrà acceso anche sull’Africa emergente con nuove rotte su Johannesburg e Nairobi. Alitalia punterà insomma tutte le carte su quella che viene definita dal piano Del Torchio “The italian experience”.
Per tornare in casa nostra i manager di Fiumicino sono pronti a rifare il look ad Air One che da qui ai prossimi mesi si trasformerà nella linea low cost pronta a competere sul nuovo territorio di conquista di Ryanair: la Sicilia.
Da Palermo e Catania partiranno nuovi collegamenti verso l’Italia e l’Europa (Amsterdam, Berlino, Copenaghen, Londra, Parigi e il Centro-Sud della Francia). Gli aeromobili in forza ad Air One raddoppieranno e diventeranno 6 per 29 destinazioni totali dalla Sicilia e 135 voli settimanali. Nel contempo, Alitalia cambierà l’offerta e le tariffe, muovendo un passo verso alcuni modelli di marketing presi in prestito dalla concorrenza.
Il piano Del Torchio parla di «tariffe a basso costo mirate a specifici segmenti di clienti (giovani, famiglie, immigrati) con posti dedicati». Tra le novità pure la possibilità di prenotare solo il biglietto introducendo tariffe separate per i bagagli trasportati o il chek-in allo scalo.
Restando nel campo delle strategie sul nazionale, Milano accrescerà il proprio ruolo di hub alternativo a Fiumicino: la Linate-Roma perderà peso mentre aumenterà l’offerta da Linate e Malpensa verso l’estero. Inoltre sugli aerei di lungo raggio del tipo Airbus 330, verranno ridotti i posti business a vantaggio di quelli economy.
Sono poi previste forti sinergie con Trenitalia per azzerare i collegamenti aerei presenti sulle stesse tratte dell’alta velocità ferroviaria.

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