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Etihad: esuberi nella «vecchia» Alitalia

Non è soltanto la sorte di 2.251 esuberi a preoccupare i sindacati, impegnati nella trattativa su Alitalia, che comunque anche ieri, dopo aver incontrato l’ad Gabriele Del Torchio che ha escluso di aprire ora procedure di licenziamento, hanno mantenuto toni bassi e prudenti. Il rebus sta certo nell’inutilizzabilità di strumenti temporanei, come la Cig e la solidarietà, che non spezzano il legame con l’azienda e di cui la compagnia acquirente Etihad non vuol sentire parlare. 
Ma un problema concreto è anche il precedente che la vicenda di Alitalia rischia di costituire e che potrebbe diventare un cuneo che va a insinuarsi nella normativa che finora ha tutelato i lavoratori soggetti a una cessione di ramo d’azienda. Di che si tratta? Il primo problema sta nel fatto che gli arabi vorrebbero poter scegliere uno per uno i 2.251 esuberi e considererebbero già fuori definitivamente i 787 lavoratori di terra e di volo oggi in cassa integrazione a zero ore. Quanto agli altri (1.084 lavoratori di terra, 122 piloti e 258 assistenti di volo), non accetterebbero l’applicazione dei criteri concordati con i sindacati che, secondo la legislazione italiana vengono definiti in base ai contratti, e starebbero stilando con i consulenti legali propri criteri, cui i sindacati sarebbero chiamati semplicemente a aderire.
E questo è solo il primo dei vulnus . Il secondo viene considerato ancora più grave e riguarda l’applicazione della normativa della cessione di ramo d’azienda (articolo 2112 del Codice civile). L’idea di Etihad sarebbe quella di far chiudere l’accordo sugli esuberi a Alitalia Cai e successivamente far transitare nella newco solo i lavoratori «salvati». Gli altri, rimasti in una holding finanziaria, potrebbero per questo essere licenziati per «giusta causa». In questo modo Etihad metterebbe la newco al riparo da qualsiasi contenzioso da parte dei lavoratori licenziati.
Ieri intanto riunione-fiume tra le banche e l’azienda nel tentativo di chiudere sul nodo del debito e vincere le resistenze di Mps e Popolare di Sondrio, che sono solo creditrici e non azioniste. «La soluzione» di Alitalia «deve conciliare l’interesse della società con la necessità che i debiti bancari devono essere trattati in funzione del diverso profilo di rischio che hanno» ha chiesto il consigliere delegato di Mps Fabrizio Viola. A Intesa e Unicredit veniva chiesto di farsi in qualche modo carico anche dei debiti delle altre due: «Ogni banca e ogni soggetto deve fare la sua parte», ha detto Gian Maria Gros-Pietro di Intesa.
Sempre ieri il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, ha incontrato il Commissario ai Trasporti Siim Kallas, che ha ricordato l’esistenza di «regole ferree» su proprietà, controllo e aiuti di Stato. Kallas si è riservato ogni valutazione sull’operazione Alitalia-Etihad perché «siamo ancora in una fase di proposta e nulla è stato deciso».
Oggi il cda di Alitalia dovrà esaminare l’esercizio 2013 che chiude con pesanti perdite e valutare i primi tre mesi, che dovrebbero risultare in linea con le previsioni.

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