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«Etica e competenza per ripartire. La priorità è la tutela in fabbrica»

Marina Nissim non è abituata a raccontare di sé. Non lo ha mai fatto. Appartiene a quelle (rare) persone che preferiscono realizzare le cose, senza dirlo. Racconta di questi giorni nei quali è cambiato tutto. Nei quali la priorità «è stata mettere in sicurezza le persone. Rendere la fabbrica quasi più sicura delle case dove vivono i nostri collaboratori». Fa un’eccezione alla sua riservatezza solo a condizione e «se questo può essere utile». Il gruppo Bolton, 11 mila dipendenti, vendite in 146 Paesi, è una multinazionale made in Italy, dal tonno Rio Mare e la carne Simmenthal alla colla UHU, dai cosmetici Collistar ai prodotti come Omino Bianco e Neutro Roberts. Se guardate nelle vostre cucine o nei vostri ripostigli, troverete molto di quello che l’azienda, fondata da suo padre nel 1949, produce. Sono giorni nei quali «ci rendiamo conto di quanto sia importante la responsabilità sociale. Certo, il profitto serve a costruire la solidità, lo sviluppo. Ma, ed è quello che mi ha trasmesso mio padre, non può essere soltanto questo. Abbiamo una missione sociale. La necessità di stare attenti al territorio, alle persone. Anche in questi giorni difficili bisogna guardare al futuro con speranza. Tutto sarà diverso quando si ripartirà. Ma bisogna cominciare a pensarci ora. Competenze, volontà e lungimiranza saranno indispensabili. Confido nel senso di responsabilità anche della politica…».

I n questi giorni, per un gruppo come il suo, che garantisce un pezzo rilevante dell’industria di beni primari, tutto è più complicato…

«Chi come noi produce conserve a base di pesce e di carne, un alimento completo e versatile, ha visto i giorni della corsa all’acquisto nelle prime settimane. Una situazione che ora vediamo in Paesi come Francia e Regno Unito. Una reazione comprensibile in un tempo di grande preoccupazione. Però lo ripeto: la cosa più importante è stata garantire la salute dei collaboratori. Siamo partiti rendendo possibile lo smart working prima del nove marzo. Abbiamo un’ottima squadra di management, con un grande senso di appartenenza e un senso etico molto forte, che sta dando il massimo. Reperire le mascherine all’inizio non è stato facile, stabilire i percorsi, le distanze di sicurezza in fabbrica, sulle linee. Le prime mascherine ce le hanno fatte arrivare i nostri colleghi di Singapore».

Lavorerete a pieno regime, in questi giorni…

«No, chiuse le linee non essenziali, gli impianti aperti lavorano al 70%. Proprio per garantire la tutela delle persone, dai turni in mensa alla misurazione della temperatura. E tutelare tutta la filiera, dai fornitori agli autotrasportatori. Nel nostro impianto di Cermenate, ad esempio, ogni giorno, alle 9.30 e alle 17.30 ci sono incontri con le rappresentanze dei lavoratori per valutare insieme le cose da fare. Siamo molto radicati qui in Italia, a Nova Milanese, a Calenzano e ad Aprilia. Ma anche in altri continenti, in America Latina, in Bretagna, in Galizia, dove la professione delle conserve si tramanda di padre in figlio».

Quindi nessun timore per gli approvvigionamenti?

«Noi lavoriamo perché siano garantiti a noi e a nostra volta ai nostri clienti».

Le spinte per riaprire sono molto forti …

«Certo, bisogna pensare fin d’ora alla ripartenza, ma garantendo le condizioni di sicurezza. Stiamo vivendo una situazione completamente nuova. Il punto di queste settimane era gestire l’emergenza, dall’Italia alle isole Solomon nel Pacifico. Abbiamo avvertito l’esigenza di una comunicazione molto veloce. Ho un contatto diretto con le nostre persone, una cosa che ho ereditato da mio padre. E le confesso che in alcune riunioni sono rimasta colpita vedendo la solidarietà che ha coinvolto anche chi è più nuovo nel gruppo. L’altro giorno ho chiesto ai country manager dei vari Paesi di che cosa potevano aver bisogno e il responsabile della Svizzera sa cosa mi ha detto? “Pensate prima a voi e se vi possiamo aiutare.” Ecco, la solidarietà».

Profitto e solidarietà non sono proprio sinonimi…

Il profitto? Senza una missione sociale dell’azienda non basta. La lezione di mio padre e

il dialogo per gestire questa emergenza

«Il profitto è fondamentale, ti permette di crescere. Di sviluppare la tua attività, creare e sostenere occupazione. Ma per me ha anche una missione sociale. Prodotti di qualità, trasmettere un certo modo di lavorare, la passione. I profitti danno solidità all’azienda, ma non sono l’unica finalità».

Questa crisi ci sta già cambiando, forse rivedremo le nostre priorità…

«In questi anni c’è stata una grande spinta a lavorare lungo tutta la filiera migliorando l’ambiente, riducendo l’uso della plastica. Spero che questa crisi ci induca a fare ancora meglio, dal più piccolo al più grande».

Ci crede davvero in questo apprendimento veloce?

Un’esitazione, si intravede dalla schermata Skype: «Le aziende si stanno attrezzando, stanno ragionando su come reagire. Confido nella grande vitalità dell’Italia in un’Europa solidale, competente e lungimirante».

L’industria si dovrà preparare a choc molto forti…

«E’ un periodo dai contorni difficili da definire. Nel nostro gruppo, proprio per riconoscere l’impegno dei siti produttivi abbiamo distribuito un bonus di oltre 2,5 milioni. E’ il modo per ringraziare chi sta in prima linea. Il sistema industriale subirà molti colpi, ma sapremo reagire. So che essere ottimisti in questa fase è difficile, ma bisogna conservare la positività. A tutti i costi».

In molti gruppi è stata avviata la cassa integrazione…

«Noi garantiamo e garantiremo lo stipendio pieno. Stiamo inoltre offrendo servizi di assistenza medica e psicologica, perché ci rendiamo conto che stiamo vivendo una situazione che colpisce molti profili delle persone. Cerchiamo di fare la nostra parte anche verso gli ospedali, che stanno combattendo in prima linea».

A tutte le nostre persone in prima linea abbiamo dato un premio di oltre 2,5 milioni. L’impegno per gli ospedali italiani e la solidarietà

Lei è un medico…

«Sì. Mi sono laureata in medicina e per qualche anno ho anche fatto ricerca, ma la mia vita da tanti anni è l’azienda dove ho lavorato da sempre a fianco di mio padre. In questi giorni abbiamo aiutato l’ospedale di Como, il Sacco e il San Paolo a Milano, Carreggi a Firenze, lo Spallanzani a Roma, e altri a Bergamo, Brescia, Varese e Reggio Calabria. Stiamo intervenendo anche all’estero. Fa parte del nostro modo di essere».

La scuola è stata particolarmente colpita…

«Da cinque anni con il nostro piano di sostenibilità siamo impegnati con Save the Children. La scuola è una leva per ripartire. Con il progetto “Fuoriclasse” siamo impegnati a Torino, Milano, Aprilia e Bari. In trenta scuole abbiamo distribuito i tablet con le connessioni wi-fi per la didattica a distanza. Anche in Spagna. Abbiamo risposto anche all’appello del sindaco Sala con uno stanziamento di 2 milioni per solidarietà sociale e cultura. Lo consideriamo un dovere per aziende come la nostra, non un’opzione».

Lo smart working (che non ha nulla di smart) ha già cambiato il lavoro…

«La crisi di oggi obbliga a ripensare l’approccio precedente. Strategia, prodotti, l’intera filiera, i mercati. Tutti stanno imparando velocemente a vivere la vita digitale. Tanti temi verranno reimpostati».

Anche i consumatori cambieranno…

«Ne sono convinta, l’approccio dei consumatori sarà diverso, bisogna cominciare a ragionarci adesso. Da noi il cambiamento è già arrivato. Nel ristrutturare un piano della nostra sede oggi teniamo conto delle distanze di sicurezza. Servono pensieri nuovi. Ma è indispensabile pensare alla ripartenza. Per la quale vedo due linee guida: etica e competenza. Sa che cosa mi ha colpito in questi giorni di impegno estremo delle persone?».

Dica.

Anche in una situazione come questa vedo segnali di positività. Nella storia,

l’Italia

ha mostrato grandi potenzialità, va sostenuta

«La felicità di potersi incontrare davanti allo schermo. Il bisogno di condividere la fiducia. Se il settore alimentare o dell’igiene in queste settimane sta avendo una crescita sostenuta, con le profumerie chiuse il settore cosmetico sta soffrendo. Bene, tutti sanno che alle loro spalle c’è un gruppo solido. L’azienda è la mia vita. Lo è sempre stata ma ora lo è ancora di più. Mio padre mi ha trasmesso questo. Certo, c’è molta preoccupazione, ma i segnali che vedo sono di grande positività. Il nostro Paese ha mostrato nella storia di avere grandi potenzialità e va sostenuto. C’è un futuro».

Il governo ci ha provato con i suoi provvedimenti

«Si, ma dove manca la liquidità è vitale farla arrivare. Le norme sono complicate, poco chiare, difficili da capire. Nel nostro meraviglioso Paese tutto diventa complicato, persino l’accesso all’Inps. Però ci tengo a questo: è una situazione che mai avremmo immaginato di vivere, ma i segnali che vedo sono di una grande voglia di reagire, resistere. Lo vedo tra le persone che lavorano con noi, nei volti dei medici che stanno combattendo la battaglia. E’ una buona base dalla quale poter ricostruire, con fiducia. Anche meglio di prima».

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