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Esuberi e cessioni, pronto il piano Unicredit

MILANO La Borsa si prepara a un piano lacrime e sangue per Unicredit, con l’amministratore delegato Federico Ghizzoni che domani al board si gioca l’ultima carta per convincere il mercato che il gruppo italiano non ha necessità di un aumento di capitale e può recuperare redditività e valore in Borsa. La sfida è alta anche perché — ragionavano diversi analisti — i tagli (di personale, circa 12 mila) e le dismissioni di attività comportano costi e riduzione del giro d’affari. Di conseguenza il mercato si attende che la revisione del piano strategico sia molto decisa sul taglio dei costi lordi così da centrare l’obiettivo dei risparmi netti. In particolare la cifra di un miliardo di risparmi a fine piano, cioè al 2018, dovrebbe comportare un taglio attorno a 1,2 miliardi di euro, per assorbire le spese di ristrutturazione. In Italia il personale in esubero — fra prepensionamenti volontari e minore turnover — dovrebbe aggirarsi sulle 4 mila unità. Il numero delle filiali da tagliare in Italia dovrebbe aggirarsi su 500 su circa 4 mila totali, per potenziare l’offerta digitale.
In Borsa ieri il titolo ha chiuso in un calo dell’1,93% a 5,83 euro anche in seguito a indiscrezioni del Financial Times sulle ipotesi di cessione di Fineco (di cui Unicredit ha il 66%) e della polacca Bank Pekao (51%), mentre sarebbe in dubbio la vendita delle attività retail in Austria a Bawag, considerata da tempo come uno dei principali driver del piano.
Ieri gli analisti di Equita Sim (presieduta dall’ex ceo di Unicredit, Alessandro Profumo) in una nota sostenevano «non condividere» le eventuali cessioni di Fineco e Pekao «né dal punto di vista strategico né finanziario in quanto si tratta rispettivamente di un business e di un mercato che hanno tassi di crescita superiori alle media di gruppo, con assorbimenti di capitale relativamente contenuti. L’appeal di Unicredit come investimento risulterebbe quindi ulteriormente ridimensionato nonostante il miglioramento del common equity». Ma sembra che Fineco e Pekao non facciano parte del piano di dismissioni, nel quale rientra invece il leasing del gruppo.

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