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Estratti conto, bollo deducibile

Nell’ambito del regime del risparmio gestito, è possibile dedurre dal risultato maturato della gestione l’imposta di bollo sugli estratti conto ovvero sui rendiconti relativi al patrimonio gestito. Lo ha chiarito l’agenzia delle Entrate con la risoluzione 76/E del 6 novembre 2013 nella quale ha anche precisato che non è invece deducibile a tal fine né l’imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin tax), né l’imposta di bollo speciale di cui all’articolo 19, comma 6 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, dovuta sulle attività finanziarie oggetto di emersione a seguito dell’adesione allo scudo fiscale.
Nel caso della Tobin tax, l’indeducibilità dalle imposte dirette è prevista dal comma 499 dell’articolo 1 della legge di stabilità per il 2013, nonché dall’articolo 18 del decreto del ministro dell’Economia del 21 febbraio 2013, dove viene stabilito che l’indeducibilità riguarda, oltre alle imposte sui redditi, anche le imposte sostitutive delle medesime. Nel caso dell’imposta di bollo speciale sulle attività finanziarie oggetto di scudo fiscale l’amministrazione finanziaria ritiene che questo onere non sia inerente al patrimonio gestito, ma al regime di riservatezza garantito dal pagamento dell’imposta.
La risoluzione ha in primo luogo riepilogato le principali differenze tra il regime del risparmio gestito e quello del risparmio amministrato, ricordando che nel primo caso la tassazione avviene in base al risultato maturato mentre nel secondo caso avviene in base al realizzo. Un’altra fondamentale differenza tra i due regimi è costituita dal fatto che nel regime del risparmio gestito è possibile compensare redditi di capitale con redditi diversi di natura finanziaria mentre nel secondo caso questa compensazione non è ammessa. Infine, mentre nel primo regime il gestore gode di un certa discrezionalità nell’attività di asset allocation, nel secondo caso è il risparmiatore a svolgere in maniera autonoma questa attività.
L’articolo 7 comma 4 del Dlgs 461/1997, che contiene la disciplina applicabile all’imposta sostitutiva sul risultato maturato delle gestioni di portafoglio, prevede che ai fini del calcolo della base imponibile da assoggettare a imposta sostitutiva sia possibile tener conto degli oneri e delle commissioni relative al patrimonio gestito. In passato, la circolare 165/1998 aveva previsto che tra gli oneri ammessi in deduzione, a titolo esemplificativo, vi sono: la tassa sui contratti di borsa, le commissioni di gestione, quelle di negoziazione e l’eventuale imposta di successione e donazione corrisposta in relazione ai titoli e ai diritti immessi nella gestione patrimoniale, con esclusione in ogni caso degli interessi passivi sostenuti per finanziare le operazioni della gestione.
La risoluzione 205/E del 2003 ha successivamente precisato che anche le spese di deposito, custodia e amministrazione relative a un contratto stipulato con la banca depositaria (e, quindi, con un soggetto diverso dal gestore) sono deducibili a tal fine. Secondo le Entrate sono quindi deducibili tutte le spese di deposito, custodia e amministrazione funzionali a un servizio reso a favore del patrimonio gestito.

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