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Estinte, atti ai soci

L’atto impositivo rivolto nei confronti di una società cancellata dal registro delle imprese è inesistente, se trattasi di società di capitali, con conseguente inefficacia della pretesa; se il destinatario è, invece, una società di persone, pur cancellata ed estinta prima della notifica dell’accertamento, il rapporto prosegue direttamente in capo ai soci illimitatamente responsabili, che ereditano, di fatto, i rapporti giuridici di cui era titolare la compagine.

Queste conclusioni si traggono dalla lettura di due pronunce della Ctr di Milano, la n. 51/19/13 e la n. 50/13/13, entrambe depositate nella segreteria meneghina nel maggio scorso.

Nella prima sentenza citata (n. 51), il giudice tributario tratta il caso di un avviso di accertamento emesso nei confronti di una spa in liquidazione e notificato al liquidatore, in qualità di legale rappresentante dell’ente. La notifica, in quel caso, era intervenuta in un momento successivo alla cancellazione della società dal registro delle imprese. Per questa ragione, la Ctr ha ritenuto inesistente l’atto impositivo: «l’avviso di accertamento, che individua come soggetto debitore la spa “_”, non soddisfa i requisiti previsti dal secondo comma dell’articolo 2495 del codice civile». In base a tale norma, «ferma restando l’estinzione della società, dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi». Per cui, osserva il collegio tributario, «la domanda avrebbe dovuto essere rivolta direttamente ai soci», mentre la formale intestazione dell’atto impositivo, che invoca come debitore la stessa Spa estinta, nonché il destinatario della notifica (il liquidatore), inficiano irreparabilmente la pretesa tributaria.

Il discorso, invece, cambia sensibilmente se si tratta di una società di persone. A parere della sezione 13 della stessa Ctr Lombardia (sentenza n. 50), «l’articolo 2495 del codice civile si applica anche alle società di persone, quindi anche queste società si estinguono e non possono più essere titolari di rapporti giuridici, ma in tale ipotesi, diversamente dalle società di capitali, i rapporti giuridici di cui era titolare la società si trasferiscono in capo ai soci illimitatamente responsabili, che di fatto li ereditano». I soci di persone, dunque, «divengono legittimati sostanziali e processuali ex art. 110 c.p.c., e se non ritualmente evocati in giudizio, nei loro confronti dovrà essere esteso e integrato il contraddittorio (litisconsorzio necessario)». Per cui l’atto impositivo, pur se rivolto ad un soggetto estinto, conserva in questo caso la sua efficacia.

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