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Estesa la corruzione tra privati

Nuova stretta per il reato di corruzione tra privati. Si estende la platea degli autori del reato così come le condotte corruttive; si inasprisce il trattamento sanzionatorio in ordine alla responsabilità degli enti privati (aziende e non solo); si punisce l’istigazione al reato. La modifica in senso restrittivo dell’art. 2635 del codice civile è contenuta nello schema di decreto legislativo che il governo Gentiloni ha approvato in via preliminare lo scorso 14 dicembre in attuazione della delega contenuta nella legge europea 2015 (n. 170/2016). Lo schema di dlgs è stato inviato alle camere che dovranno esprimere il parere. L’intervento è necessario per adeguare la normativa interna alla decisione quadro della Consiglio europeo n. 2003/568 anche a seguito dei diversi richiami della Commissione europea sulla necessità di adeguarsi alla Convenzione penale sulla corruzione sottoscritta a Strasburgo e ratificata dall’Italia nel 2012, ma senza che fosse conseguito il necessario adeguamento dell’ordinamento. Al momento, come riferisce la stessa relazione al provvedimento, i processi per corruzione tra privati sono in numero limitato (16 quelli iscritti negli anni 2013 e 2014), ma – pronostica il Governo – «ci si attende un incremento dei processi, al momento non quantificabile». Per quanto riguarda i cardini dell’intervento, innanzitutto viene modificata la fattispecie prevista dal codice civile sia con riguardo alla corruzione passiva che con riguardo a quella attiva. Sotto il primo profilo è estesa la platea degli autori del reato: non più solo le figure apicali della società o dell’ente privato (amministratori, sindaci ecc.), ma anche coloro che svolgono attività lavorativa con incarichi direttivi (le figure giurisprudenziali di amministratore di fatto); quanto alla corruzione passiva viene prevista la punibilità del soggetto estraneo che offre, promette o dà denaro o altra utilità non dovuti ai responsabili aziendali o a chi ha la vigilanza su questi ultimi. Sono ampliate le condotte tramite le quali si concretizza l’accordo corruttivo: ai fini della punibilità vale anche la sollecitazione di denaro o altra utilità da parte del soggetto intraneo; così come l’offerta del soggetto estraneo che siano accettate dall’altra parte coinvolta. La finalità è individuata nel compimento o nell’omissione di un atto in violazione degli obblighi inerenti all’ufficio di fedeltà a cui è tenuto il dipendente. Viene introdotto il reato di istigazione alla corruzione tra privati (articolo 2635-bis) sia dal lato passivo che da quello attivo, che si concretizza in caso di – rispettivamente – sollecitazione od offerta quando queste non vengono accettate. Introdotta anche la pena accessoria della interdizione temporanea dagli uffici direttivi della persona giuridica con l’inserimento dell’articolo 2635-ter, in caso di condanna per corruzione e per istigazione e a prescindere dalla entità della pena. Viene infine modificato il decreto sulla responsabilità delle persone giuridiche (dlgs 231/2001), stabilendo una responsabilità per quote nei casi di corruzione passiva e d’istigazione alla corruzione.

Claudia Morelli

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