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Esselunga, parte il riassetto: «patto» tra i soci e apre alla Borsa

Al via il riassetto di Esselunga, il collosso della grande distribuzione controllato dagli eredi dello scomparso Bernardo Caprotti. E, all’orizzonte, nel piano c’è la quotazione a Piazza Affari nel medio termine.
Il riassetto azionario di Esselunga ruota attorno alla società immobiliare del gruppo, cioè Villata Partecipazioni, che entro un paio di settimane verrà fusa in Esselunga.
L’accordo raggiunto tra i legali nella notte tra martedì e mercoledì si basa su un’operazione complessa e in più stadi. Esselunga rileverà infatti il 67,5% di Villata: nel dettaglio verrà acquistato il 45% dei fratelli nati dal primo matrimonio di Bernardo Caprotti, cioè Giuseppe e Violetta, e il 22,5% della stessa Villata che fa capo alla vedova Giuliana Albera e alla figlia Marina, a propria volta azionisti di controllo di Esselunga con il 70%.
Per acquistare le quote di Villata saranno necessari tra 1,3 miliardi e 1,5 di euro, che saranno forniti con un prestito dalla banca statunitense Citigroup e sindacati con altri istituti.
In questo modo dovrebbero terminare le controversie, nate in fase ereditaria, tra i due rami della famiglia. C’è infatti da ricordare che il primo ramo della famiglia contestava a Giuliana e Marina, all’atto della lettura del testamento, la “violazione della quota di legittima” a causa di alcuni beni e imm0bili donati da Caprotti alla moglie prima del suo decesso.
Ora questi problemi dovrebbero essere stati superati. Con una governance più chiara e con un piano di sviluppo condiviso, Esselunga verrebbe così ad essere controllata dalla holding Supermarkets Italiani, a propria volta posseduta al 70% da Giuliana Albera e Marina, e con il 30% da Giuseppe e Violetta Caprotti.
Nel piano, dopo il raggiunto accordo tra i due rami familiari, c’è come obiettivo la quotazione in Borsa entro il 2020. Inoltre secondo il patto sottoscritto tra gli azionisti, in caso di mancata quotazione a Piazza Affari entro i prossimi 3-4 anni, ci sarebbe l’obbligo da parte di Giuliana Albera e Marina Caprotti di liquidare comunque il 30% posseduto da Giuseppe e Violetta. In ogni caso la macchina finanziaria si sta lentamente muovendo.
Sul dossier della quotazione, oltre a Citigroup, starebbe lavorando secondo i rumors anche Mediobanca, istituto storicamente vicino alla famiglia Caprotti. Per ora non ci sarebbero comunque incarichi assegnati in modo ufficiale.
Ma anche altre banche d’affari sarebbero in corsa per il ruolo di global coordinator: anche se l’orizzonte temporale dell’Ipo resta abbastanza lontano, appunto entro il 2020, e quindi ci sarà tempo per definire il pool degli istituti.
Tanto che, al momento, i più coinvolti sono stati i legali: advisor sono stati lo studio BonelliErede e l’avvocato Luca Formica per i fratelli Giuseppe e Violetta e lo studio Lombardi Segni Associati e l’avvocato Davide Contini per conto della famiglia.
Tornando al progetto di quotazione c’è da dire che, da qui a tre anni, ci potrebbero anche essere delle sorprese. Ad esempio cosa succederebbe se il piano avesse dei ritardi? In questo caso sarebbe già previsto un piano B, cioè l’ingresso di un investitore finanziario in minoranza, al posto di Giuseppe e Violetta, investitore che poi potrebbe accompagnare il gruppo della grande distribuzione in Ipo. Secondo indiscrezioni il candidato preferibile potrebbe essere un fondo sovrano. Secondo ambienti finanziari, in passato, c’erano ad esempio stati contatti con il fondo sovrano del Qatar.
La storia di Esselunga sembra dunque ancora da scrivere nei suoi passaggi fondamentali. Di sicuro, con l’accordo tra i due rami della famiglia viene per il momento scongiurata la possibilità che Esselunga venga ceduta ad un colosso estero. In questi ultimi mesi, prima e dopo la scomparsa di Bernardo Caprotti che aveva aperto un tavolo di trattative con i private equity Cvc e Blackstone, hanno infatti mostrato interesse per il gruppo italiano tutti i maggiori colossi stranieri della grande distribuzione: dall’americana Walmart all’olandese Ahold. Per ultimo ha provato un approccio anche un gruppo cinese, la Yida Investment, la cui proposta tuttavia non è mai stata presa in considerazione da Marina Caprotti e dalla madre Giuliana. Infatti la settimana scorsa già si stava lavorando all’accordo raggiunto in queste ore e, probabilmente, l’approccio cinese è servito soltanto a far lievitare il valore dell’operazione messa in piedi per sistemare i dissidi familiari.

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