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Esselunga, la pace tra i Caprotti passa per la quotazione in Borsa

Bernardo Caprotti non avrebbe mai immaginato che la strada per garantire la pace familiare tra i suoi eredi sarebbe stata la quotazione in Borsa di Esselunga. E, invece, dopo la scomparsa dell’imprenditore avvenuta lo scorso 30 settembre, e una lunga trattativa in cui non si sono risparmiati colpi bassi, ieri gli eredi – la moglie Giuliana Albera e la figlia Marina da una parte, dall’altra i figli di primo letto Giuseppe e Violetta – hanno trovato un accordo: prevede il ricongiungimento sotto un unico tetto delle attività immobiliari (ora dentro la società Villata) con quelle dei supermercati (che Bernardo aveva scorporato nel 2010), con successivo sbarco a Piazza Affari entro quattro anni.
La soluzione garantisce a tutti gli eredi, in maniera trasparente, di poter valorizzare le attività ereditate dall’imprenditore lombardo. In pratica, avranno azioni che potranno decidere come e quando vendere, a un prezzo che sarà fatto dal mercato. Bernardo Caprotti aveva deciso di lasciare alla moglie e alla figlia Marina il 70% di Esselunga e il 55% dell’immobiliare Villata, mentre ai figli Giuseppe e Violetta sono andati il 30% dei supermercati e il 45% dell’immobiliare. In modo da non costituire minoranze di blocco in Esselunga, capaci di paralizzare la gestione operativa della società che controlla i supermercati.
Questa divisione pensata per garantire la “pace familiare”, secondo tutti gli avvocati coinvolti, sarebbe contraria alla legge, in quanto lesiva della quota legittima di eredità spettante ai figli di primo letto. E così, per dare a Giuseppe e Violetta un ristoro e la possibilità di liquidare le loro quote di minoranza, gli avvocati hanno trovato un accordo che prevede una valutazione a premio del 67,5% della Villata, che sarà rilevata a debito da Esselunga, e una successiva vendita in Borsa del gruppo, in modo da garantire al meglio i figli di primo letto. In questo modo, inoltre, Esselunga avrà comunque le risorse da dedicare allo sviluppo (il debito non dovrebbe superare due volte i flussi di cassa) comprando immobili strumentali alla sua attività (le proprietà di Villata sono per lo più affittate alla stessa Esselunga).
Sull’accordo definitivo raggiunto ieri tra gli eredi di Bernardo Caprotti vige il massimo riservo. Tuttavia, fonti finanziarie riferiscono che dopo la due diligence di Citigroup – che si occuperà anche di curare il finanziamento per comprare in parti uguali le quote della Villata in mano a Giuseppe, Violetta e Marina – tutti gli eredi avranno il loro tornaconto. I due figli di primo letto saranno iscritti nel libro soci di Esselunga e, pur non avendo la possibilità di partecipare alla governance, con la quotazione avranno garantito una valorizzazione a prezzi di mercato. Marina, resterà saldamente l’azionista di maggioranza del gruppo, e potrà far uscire – se lo vorranno – i fratelli dall’azionariato senza indebitare troppo l’azienda, la quale nel frattempo sarà dotata di nuovi manager e quotata in Borsa.
Nei prossimi anni, Esselunga dovrà in primis dotarsi di una nuova squadra, che con la prospettiva della quotazione sarà più facile da reclutare, in modo da garantire ai futuri investitori un’azienda con un forte presidio familiare, ma gestita da manager indipendenti. All’ad Carlo Salza il compito sia di formare all’interno, sia di vagliare candidature dall’esterno per un progressivo passaggio di consegne. Molti dei dirigenti dell’azienda, tra cui la storica e fidata segretaria Germana Chiodi, che ancora lavora come consulente di Esselunga, sarebbero infatti vicini all’età pensionabile, e un ricambio manageriale è necessario non solo in vista dell’apertura del capitale al mercato, ma anche per affrontare le future sfide del settore. Per esempio, la concorrenza dell’e-commerce alimentare.
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