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Esselunga, la Cassazione chiude la vicenda Caprotti

MILANO
Si chiude la telenovela della famiglia Caprotti con l’ultima sentenza della magistratura sul caso Bellefin spa. La prima sezione civile della Corte di cassazione ha respinto il ricorso promosso da Giuseppe e Violetta Caprotti nei confronti del padre, il fondatore di Esselunga Bernardo Caprotti, contro la sentenza della Corte d’appello di Milano del 1° luglio 2014.
La vicenda riguarda la titolarità delle azioni della holding Bellefin spa (successivamente denominata Supermarkets Italiani spa) che Caprotti aveva intestato ai figli nel 1996. L’8 febbraio del 2011 Caprotti dava istruzioni di estinguere e rimuovere i mandati fiduciari formalmente in essere con i figli aventi ad oggetto le azioni di Supermarkets Italiani e di attivare contestualmente un corrispondente mandato fiduciario, avente ad oggetto le stesse azioni, a beneficio di se stesso.
I giudizi arbitrali promossi in seguito all’iniziativa si concretizzarono, il 26 luglio del 2012, nel lodo che accertava la piena ed esclusiva proprietà in capo a Bernardo Caprotti delle azioni di Supermarkets oggetto del mandato fiduciario intestato a Giuseppe e Violetta.
Il lodo veniva successivamente impugnato dai figli di Caprotti, impugnazione poi respinta dalla Corte d’appello di Milano con una sentenza depositata il 1° luglio del 2014. La sentenza della prima sezione civile della Cassazione che respinge il ricorso dei figli di Caprotti è stata depositata ieri in cancelleria.
L’interesse per Esselunga è comprensibile: è una delle più redditizie catene italiane della grande distribuzione: opera attraverso una rete di 154 superstore e supermarket prevalentemnete nel Centro nord. Esattamente in Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Liguria e Lazio. Esselunga conta oggi oltre 22mila dipendenti e un fatturato 2014 di oltre 7 miliardi di euro. Nell’esercizio l’utile operativo è stato di 335 milioni e quello netto di 212 milioni.
L’avvocato Marcello Molè, componente del collegio legale di Caprotti, ha commentato all’Adnkronos: «Si chiude definitivamente una storia che va avanti da tanti anni. È stato respinto il tentativo di assalto alla posizione di Bernardo Caprotti, coltivato attraverso una serie di giudizi. Oggi questa decisione della Cassazione mette la parola fine alla vicenda». La Suprema Corte, nel respingere il ricorso di Giuseppe e Violetta Caprotti, «ha interpretato nel modo più giusto – conclude Molè – quanto già deciso dal collegio arbitrale e dalla Corte d’appello».

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