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Espropriazione a maglie strette

Prima casa non espropriabile per debiti fiscali, a condizione che non si tratti di abitazioni di lusso e di immobili accatastati nelle categorie A/8 e A/9. In ogni caso, non si può procedere all’espropriazione immobiliare se non quando l’importo complessivo del credito vantato dallo stato superi i 120 mila euro e la procedura esecutiva può essere avviata soltanto ove sia stata iscritta ipoteca e siano decorsi almeno sei mesi senza che il debito sia stato saldato.

Queste le importanti novità introdotte dal c.d. decreto del Fare n. 69/2013 nel rapporto tra proprietari di casa e fisco, misure integralmente confermate dalla legge di conversione n. 98/2013, entrata in vigore lo scorso 21 agosto, il giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

D’ora in avanti, pertanto, qualora il contribuente in ritardo nel pagamento delle imposte sia proprietario di un unico immobile adibito ad abitazione principale, nel quale quindi abbia fissato la propria residenza anagrafica, il fisco non potrà più procedere all’espropriazione del bene immobile. Il dl n. 69/2013, recentemente convertito in legge, ha infatti integralmente sostituito il primo comma dell’art. 76 del dpr n. 602/73, contenente disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito. Detta esenzione, tuttavia, riguarda soltanto gli edifici che non possano essere definiti come abitazioni di lusso. A questo proposito il nuovo art. 76 del dpr n. 602/73 dispone un rimando espresso alle caratteristiche analiticamente descritte dal dm n. 1072/69 del ministero dei lavori pubblici e qualifica come abitazioni di lusso anche gli immobili accatastati nelle categorie A/8 (ville) e A/9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici o storici). Di conseguenza soltanto le case che non abbiano le caratteristiche indicate (si veda l’altro articolo contenuto in questa pagina) saranno immuni dal potere di espropriazione dell’agente della riscossione, a condizione, come detto, che si tratti dell’unico bene immobile di proprietà e che il debitore le abbia adibite ad abitazione principale.

Tuttavia per i proprietari di casa le novità non finiscono qui. Il nuovo art. 76 del dpr n. 602/73, infatti, oltre all’introduzione dell’esenzione di cui sopra, ha innalzato in maniera davvero rilevante il limite di valore al di sotto del quale gli agenti della riscossione non possono aggredire il patrimonio immobiliare del debitore, anche ove si tratti di abitazioni diverse dalla prima casa. In controtendenza rispetto ai più recenti interventi normativi (con il dl n. 185/2008, convertito nella legge n. 2/2009, il limite di inespropriabilità era stato portato a soli cinque mila euro), il dl n. 69/2013, confermato in sede di conversione in legge, ha infatti alzato l’asticella a ben 120 mila euro. In questi casi, inoltre, la procedura esecutiva può essere avviata soltanto ove sia stata iscritta ipoteca sul bene immobile e siano decorsi almeno sei mesi dalla predetta iscrizione senza che il debito sia stato estinto dal proprietario.

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