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Esposizioni deteriorate in stile Ue

Valutazione dei crediti più rigorosa e armonizzata a livello europeo. Con conseguenze non solo formali: potrebbero aumentare i default segnalati alle autorità di vigilanza (inclusa la centrale dei rischi) e iscritti in bilancio. È l’effetto dell’introduzione delle nuove definizioni di attività deteriorate proposte dalla European Banking Authority (Eba) e approvate dalla Commissione europea il 9 gennaio. Si tratta della tappa conclusiva di un iter regolamentare avviatosi nel 2013 con la pubblicazione degli standard tecnici Eba (Its/2013/03) in tema di esposizioni «non performing», che si conclude con la pubblicazione sull’Official Journal dell’Unione europea. Le novità si applicano da questo mese.
I nuovi criteri di classificazione dei crediti rappresentano un utile strumento per una valutazione più puntuale e comparabile della qualità degli attivi bancari da parte delle autorità di vigilanza europee. I principali cambiamenti riguardano la definizione armonizzata di esposizioni deteriorate (non-performing exposures) e oggetto di concessioni (forborne exposures).
La novità più rilevante è rappresentata dall’introduzione di una nuova categoria trasversale che si applica ai crediti sia performing sia non-performing: quella delle esposizioni oggetto di concessioni («forbearance»). La nuova definizione sostituisce la vecchia nozione di crediti ristrutturati ampliandone la portata, con effetti potenzialmente significativi sull’entità complessiva dei crediti in default. Essa riguarda le esposizioni per le quali sono state concesse modifiche delle condizioni contrattuali o un rifinanziamento totale o parziale, a causa delle difficoltà finanziarie del debitore, e che potrebbero comportare una perdita per il finanziatore. L’obiettivo è di una valutazione più severa dei crediti: le concessioni accordate, infatti, potrebbero mascherare effettive difficoltà finanziarie del debitore.
Recependo le indicazione degli Its dell’Eba, tra le esposizioni deteriorate è stata introdotta la categoria delle «inadempienze probabili» (unlikely to pay), che sostituisce quella degli «incagli». Si tratta di esposizioni creditizie, diverse dalle sofferenze, per le quali la banca giudichi improbabile che, in assenza di azioni quali l’escussione delle garanzie, il debitore adempia integralmente alle sue obbligazioni. E ciò indipendentemente dalla presenza di espliciti segnali di anomalia come il mancato pagamento di una rata.
Per il momento gli standard tecnici Eba agiscono solo in ambito segnaletico, senza modificare la definizione di default e quella di impairment contabile. Tuttavia Banca d’Italia sembra voler procedere verso una definizione di esposizioni deteriorate omogenea nei diversi ambiti, incluso il bilancio.
Per i bilanci di prossima pubblicazione, l’autorità di vigilanza nazionale ha chiesto informazioni sull’entità e l’anzianità delle esposizioni in bonis oggetto di rinegoziazioni, distinguendo quelle rivenienti da accordi collettivi (esempio accordo Abi-Mef) da quelle concesse dalla singola banca a clienti in difficoltà finanziaria e altre esposizioni.
Un ulteriore trasferimento delle esposizioni creditizie dalle posizioni in bonis a quelle deteriorate potrebbe scaturire dall’approvazione della proposta Eba di riforma dei “past due” (CP/2014/32), in consultazione fino al 31 gennaio. Il documento prevede, infatti, l’abbassamento della soglia di materialità dei crediti scaduti per la loro classificazione tra le attività deteriorate. Per il default di un debitore sarà sufficiente una rata scaduta da almeno 90 giorni che superi il 2% della sua esposizione complessiva (oggi è al 5%); ovvero, in termini assoluti, 500 euro, che scendono a 200 per le posizioni retail.

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