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Esordio a sorpresa di Draghi per spingere la crescita

di Marika de Feo

FRANCOFORTE — A sorpresa, la Banca centrale europea guidata dal neopresidente Mario Draghi ha ridotto ieri il costo del denaro di un quarto di punto, portando il tasso di riferimento all'1,25%, nel tentativo di arginare il forte rallentamento dell'economia. E inoltre ha esortato da subito i governi europei — inclusa l'Italia, pur senza nominarla — a contare sulle loro capacità di riforma e sulle politiche economiche giuste, piuttosto che sugli acquisti di titoli sovrani da parte della Bce, che sono invece «temporanei e limitati» nel tempo. E questo, perché «siamo indipendenti, agiamo secondo il nostro giudizio», e «nessuno ci può obbligare a fare qualcosa», ha aggiunto Draghi, con una punta d'orgoglio. Ricordando il punto cardine del credo della Bce, che insieme all'obiettivo della stabilità della moneta costituisce la base per conquistare la fiducia dei mercati. Una fiducia rimasta ancora intatta, visto che ieri, nonostante le turbolenze della crisi sovrana e i timori di recessione, l'euro ha oltrepassato quota 1,3821.
Draghi era al suo esordio come neopresidente della Bce a Francoforte, nella prima conferenza stampa del suo mandato di otto anni alla Eurotower, nella quale è stato accolto da oltre 170 giornalisti e fotografi, come se si fosse trattato di una rock star. E da subito ci ha tenuto a precisare l'importanza della «continuità», nella «sostanza» dei messaggi, come ha spiegato anche il vicepresidente portoghese Vítor Constâncio. Ma durante la conferenza sono emerse prime differenze di personalità e di stile, rispetto al suo predecessore Jean-Claude Trichet. Più diretto e esplicito, quello di Draghi, chiamato in Germania anche il «romano prussiano». Un grande esordio, anche perché accompagnato, appunto, a sorpresa, da una riduzione del costo del denaro dello 0,25%, decisa ieri «all'unanimità», come ha spiegato poi il banchiere centrale italiano. Perché «abbiamo raggiunto insieme la conclusione che si sono materializzati molti elementi dei rischi di peggioramento» rilevati in precedenza. Mentre l'inflazione, dall'attuale 3%, dovrebbe calare e tornare sotto la soglia del 2% entro il 2012. Anche per effetto della crescita molto moderata, che potrebbe sfociare in una «lieve recessione» entro la fine d'anno. Non c'era dunque tempo da perdere.
Per Draghi si è trattato, secondo i primi commenti, di una mossa preventiva, per arginare subito il pericolo di una trasmissione diretta dalle turbolenze finanziarie all'economia reale, strozzando il credito. Una decisione auspicata da quasi tutti gli economisti del globo.
Ma pochi avevano sperato che Draghi l'avrebbe guidata nella sua prima riunione del Consiglio direttivo. E se l'aspettavano più per dicembre, data entro la quale ora si attende un nuovo ritocco dei tassi di interesse, anche se Draghi ha ribadito che «non ci impegniamo mai in anticipo. Come diceva Trichet». E così la sorpresa — come faceva a suo tempo la Bundesbank, la potente banca centrale tedesca servita da modello per la Bce, e sempre lodata da Draghi — è stata perfetta. Le borse-valori sono volate. E Milano ha guadagnato fino al 4,7%, chiudendo in serata a più 3,23%. Quasi di colpo sono calati a 428 punti base anche i differenziali fra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi, da quota 462 punti base del mattino.
Ma Draghi ci ha tenuto a bloccare sul nascere ogni velleità di azzardo morale, anche per l'Italia. Pur senza nominarla mai direttamente, ha sostenuto che gli Stati devono perseguire «il più in fretta possibile tutte le misure» necessarie a raggiungere il risanamento fiscale e «la sostenibilità dei sistemi pensionistici». E ad attuare le riforme, soprattutto «del mercato del lavoro» per spronare la competitività. La medesima sostanza delle «bacchettate» tradizionali della Bce. Cambia lo stile.
 

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