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Esodo-Brexit: dopo le banche, l’industria

Un Governo sempre più diviso su Brexit e una premier dalla posizione precaria che chiede invano coesione ai suoi litigiosi ministri: così la Gran Bretagna si affaccia al secondo round di negoziati con l’Unione Europea a Bruxelles.
Downing Street ha confermato che oggi durante la riunione di Governo del martedì, Theresa May avvertirà i suoi ministri di salvare le apparenze: se ci sono contrasti devono restare privati, e le indiscrezioni ai giornali degli ultimi giorni non devono ripetersi.
A essere preso di mira negli ultimi giorni è stato soprattutto Philip Hammond, cancelliere dello Scacchiere, osteggiato perché si presenta come paladino delle imprese e sostenitore di un’uscita “morbida” dalla Ue per tutelare l’economia. Dopo giorni di attacchi da parte di anonimi colleghi ministri del fronte pro-Brexit più oltranzista, Hammond ha deciso di passare al contrattacco.
Noto per la sua pacatezza, il cancelliere ha espresso la sua costernazione per il «rumore generato da chi osteggia il mio programma mirato a proteggere la nostra economia, tutelare posti di lavoro e garantire che il nostro livello di vita resti elevato».
Il messaggio di Hammond è chiaro: il pragmatismo e il buon senso devono avere la meglio su una posizione ideologica anti-Ue. Scegliere un taglio netto con la Ue rischia di fare danni irreversibili all’economia britannica.
Brexit sta già avendo un impatto negativo sull’economia, ha sottolineato il cancelliere, perché l’incertezza costringe le imprese a stare alla finestra. «È assolutamente evidente che le imprese stanno sospendendo gli investimenti quando possono, e questo è comprensibile, – ha detto. – Stanno aspettando chiarezza su quali saranno i rapporti futuri con l’Europa».
Secondo un recente sondaggio della Cbi, la Confindustria britannica, il 42% delle imprese sostiene che Brexit ha avuto un impatto negativo sui loro progetti di investimento. Le British Chambers of Commerce, Deloitte e l’Institute of Directors hanno espresso opinioni simili (sul Sole-24 Ore del 16 luglio, l’impatto dell’addio di Londra sulla grande finanza).
Il cancelliere, che era favorevole a restare nella Ue durante la campagna in vista del referendum lo scorso anno, ha sempre sottolineato l’importanza di una transizione graduale. Ora si è schierato per una “Brexit morbida”, che permetta un periodo di transizione anche di due anni per facilitare l’uscita dalla Ue.
In questo, Hammond si trova dalla parte delle imprese e della City, che nelle ultime settimane si sono lamentate per la scarsa attenzione del Governo per le loro istanze. Senza un accordo con la Ue, hanno avvertito, il futuro è «catastrofico». Non si può continuare a navigare a vista.
«Per aiutare il business a restare ottimista e tenere a bada l’incertezza, il Governo deve concordare in tempi brevi i termini del periodo di transizione e dei futuri rapporti commerciali – ha detto Rain Newton-Smith, chief economist della Cbi –. Per questo la Cbi ha proposto di restare nel mercato unico e nell’unione doganale fino all’entrata in vigore dell’accordo definitivo. Solo così gli scambi potranno continuare senza interruzioni o salti nel buio».
Dietro le polemiche su Brexit si annidano tensioni politiche interne al partito conservatore. Hammond non è solo la voce moderata nei negoziati con la Ue, ma anche un credibile candidato alla successione alla May, con una vasta esperienza prima come uomo d’affari e poi come ministro in diversi ruoli. Altri aspiranti leader, come il ministro degli Esteri Boris Johnson, lo vedono come un rivale pericoloso che vuole frenare Brexit. Damian Green, vice della May, ha espresso la sua frustrazione e quella della premier per i contrasti interni al Governo. «Sono tutti ansiosi di andarsene in vacanza e mettersi sulla sedia a sdraio – ha detto –. Francamente, prima partono meglio è».

Nicol Degli Innocenti

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