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Esodati, il numero sale a 120 mila

ROMA — Altri 55 mila lavoratori da “salvaguardare” perché rimasti senza reddito né pensione. Sommati ai 65 mila già coperti dalle risorse del Salva-Italia (5 miliardi fino al 2019), gli “esodati” ora quasi raddoppiano e balzano a 120 mila. Un livello ben distante dalla soglia indicata dall’Inps lo scorso 22 maggio (390.200), criticata da Elsa Fornero come «parziale» e «fuorviante ». Ma sufficienti a far uscire dall’angolo il ministro del Lavoro che alla fine, dopo le aspre polemiche sul balletto di cifre, ieri in audizione al Senato ammette l’ampliamento della platea, annuncia «uno specifico intervento normativo» per estendere la tutela e poi chiede un «confronto serrato» con Parlamento e parti sociali presso «una sede permanente di monitoraggio ». In pratica un tavolo per decidere come intervenire e dove trovare i soldi. Il ministro non cita cifre, ma il nuovo bacino di “salvaguardati” potrebbe costare fino a 9 miliardi.
Le reazioni sono miste. Duri i sindacati, possibilista la “strana” maggioranza, anche in vista di uno “scambio” con la riforma del lavoro, da approvare in fretta. Cisl e Ugl considerano «evasive e contraddittorie» le risposte del ministro al problema. La Uil ritiene le nuove stime «inaffidabili » e le proposte «aberranti». Mentre per la Cgil «ricomincia la danza dei numeri, ma siamo ancora in alto mare». Il Pd con Franceschini aspetta che «la risposta sugli esodati sia vincolante
e definitiva», ma con Fassina la giudica comunque «un significativo passo avanti».
In aula il ministro Fornero difende i suoi criteri «di equità», in base ai quali il governo «ha dato precedenza ai soggetti con maggiore rischio» di trovarsi senza reddito né pensione. «Ciò non significa aver trascurato il problema », anche perché la platea totale degli interessati è «ben difficile da quantificare», ripete più volte. «Manca un registro unico degli accordi sul territorio nazionale », sottolinea, e «i dati relativi ai requisiti anagrafici e contributivi dei lavoratori». Poi attacca di nuovo l’Inps, reo di aver diffuso quasi un mese fa numeri sballati, tali «da prestarsi a facili strumentalizzazioni ». La tabella del-l’Istituto guidato da Mastrapasqua, ovvero «i circa 400 mila soggetti» non è «il numero di lavoratori da salvaguardare», nega decisa Fornero. Che poi si difende: «Respingo con forza ogni insinuazione che io abbia fornito informazioni non vere» o «che abbia inteso sottrarre dati alla pubblica conoscenza». Anzi «rivendico un atteggiamento di chiarezza e trasparenza». Ovvero, «risolvere subito i problemi più prossimi e cercare soluzioni eque per quelli più lontani».
Un metodo a “finestre” che consente ora di includere altri 55 mila lavoratori: 40 mila in mobilità ordinaria che maturano i requisiti per la pensione entro la fine del periodo di mobilità (3 o 4 anni), 1.600 dipendenti del settore finanziario che accedono a fondi di solidarietà, 7.400 «prosecutori volontari» e 6 mila «lavoratori cessati entro il 31 dicembre 2011 in ragione di accordi individuali o collettivi», queste due ultime categorie con il vincolo della pensione entro il 2014. Il governo intende “salvaguardare” «innanzitutto i lavoratori interessati da accordi collettivi » e quelli che «maturano il diritto entro il 2014 o hanno superato una soglia di età (per esempio 62 anni)». Per gli altri, la Fornero propone un «mix di soluzioni » che sono oggetto già di perplessità: estensione della disoccupazione, sostegno al reimpiego (incentivi contributivi e fiscali), «partecipazione su base volontaria a lavori di pubblica utilità gestiti dagli enti territoriali con i loro fondi», oppure fare cassa estendendo anche agli uomini (come per le statali) il contributivo retroattivo opzionale.

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