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Esente da Iva la gestione dei crediti cartolarizzati

Le commissioni percepite dai soggetti incaricati della riscossione e gestione dei crediti oggetto di cartolarizzazione secondo la legge 130/1999 rientrano nell’ambito delle operazioni finanziarie esenti da Iva ai sensi dell’articolo 10, punto 1), del Dpr 633/1972. È questa la conclusione cui giunge l’agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 106 di ieri, in esito a una richiesta di consulenza giuridica da parte di un’associazione bancaria.
Le cartolarizzazioni sono operazioni di cessione crediti o altre attività finanziarie negoziabili (tipicamente da parte di una banca «originator») a una società veicolo («Spv») e successiva conversione in titoli negoziabili collocabili sul mercato. Sono disciplinate dalla legge 130/1999 che presenta due diversi percorsi di emissione dei titoli: da parte della stessa Spv acquirente degli attivi cartolarizzati ovvero da un terzo soggetto cui la Spv fornisce garanzia ai portatori delle obbligazioni (cosiddetti «Obg»). La legge 130/99 all’articolo 2 ha fissato i criteri secondo cui deve svolgersi l’operazione che, come prevede l’articolo 3, costituisce «patrimonio separato» per la Spv sul quale non sono ammesse azioni da parte dei creditori diversi dai portatori dei titoli.
L’articolo 2, comma 3, punto c) dispone l’incarico da parte della Spv a un soggetto terzo – banca o intermediario finanziario – per la «riscossione dei crediti ceduti e dei servizi di cassa e di pagamento» (cosiddetto «servicing»). L’aspetto critico sollevato dall’associazione consiste nello stabilire il regime Iva applicabile alle commissioni che le banche addebitano alle Spv per il servicing: se rientrino nell’esenzione di cui all’articolo 10, punto 1, del Dpr 633/1972 o se siano imponibili Iva in base a una stretta lettura della sentenza della Corte Ue del 28 ottobre 2010 (causa C-175/09, Axa Denplan) che ha esaminato il caso dell’attività di recupero crediti da parte di una società specializzata nella fornitura di servizi – piani di pagamento clientela – ai dentisti. L’associazione sottolinea come il sistema degli intermediari abbia sin qui applicato il regime di esenzione sulle commissioni di incasso dei crediti “in bonis” essendo espressive di operazioni di pagamento e comunque parte integrante di un’operazione finanziaria complessa, per contro abbia considerato imponibili le prestazioni relative al recupero dei crediti scaduti/in sofferenza. L’attività di servicer è ben più ampia rispetto a quella di riscossione para-coattiva tipica del recupero crediti, ricomprendendo: la tenuta di separate evidenze contabili dei crediti, l’attività di comunicazione verso i debitori ceduti, l’ amministrazione dei crediti, l’addebito sul conto del debitore e il correlato accredito alla Spv.
L’Agenzia, nel condividere le argomentazioni dell’associazione sottolinea come l’articolo 10 del Dpr 633/1972 mandi esente da Iva la gestione dei crediti «da parte dei concedenti», ricalcando quanto previsto dalla direttiva Ue 2006/112, articolo 135, paragrafo 1, lettera b). In secondo luogo afferma che l’attività del servicer consistente nell’addebito sul conto del debitore ceduto e poi nell’accredito alla Spv, titolare giuridico del portafoglio crediti, comporta un «effetto dispositivo nella sfera economica dei soggetti» che ricade nell’articolo 10, primo comma, n. 1, del Dpr 633 da cui l’inapplicabilità alla fattispecie in esame delle conclusioni contenute nella sentenza Denplan.
L’Agenzia conclude affermando che: la complessa attività svolta dal servicer sia inquadrabile nell’attività di «gestione crediti» e perciò esente da Iva; l’esenzione è applicabile alle operazioni inerenti le cartolarizzazioni di cui alla legge 130/99; l’esenzione è applicabile nel solo caso in cui il servicer coincida con la banca originator così da rispettare la normativa che la gestione avvenga da parte dei «soggetti concedenti i crediti stessi». Le conclusioni delle Entrate confermano le decisioni della Ctp di Torino del 2 maggio 2016 e della Ctp di Roma del 3 novembre 2016 su avvisi di accertamento per presunta omessa applicazione dell’Iva sulle commissioni di incasso.

Renzo Parisotto

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