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Esclusione del socio: clausola bocciata se troppo generica

L’esclusione del socio da una Srl è una situazione resa possibile dalla riforma del diritto societario. Ma a condizione che (ex articolo 2473-bis del Codice civile):
a) l’esclusione sia un evento contemplato nello statuto sociale; e che:
b) nello statuto medesimo siano previste «specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa del socio».
Cosicché è illegittima (secondo il Tribunale di Milano, 28 febbraio 2014) la previsione statutaria secondo la quale è ammessa l’esclusione del socio che «si renda gravemente inadempiente alle obbligazioni che derivano dalla legge e dal presente statuto», «poiché essa risulta priva del requisito della specificità, senza alcuna tipizzazione preventiva dei comportamenti inadempienti considerati rilevanti quanto ad area e a gravità ai fini della esclusione».
L’invalidità della clausola discenderebbe dalla considerazione che essa, lasciando indeterminata l’area dei comportamenti che possono essere valutati dalla maggioranza dei soci ai fini di imporre l’uscita di uno di essi dalla compagine sociale, disattende in sostanza la ragione della previsione normativa, finalizzata a consentire bensì l’espulsione del socio, ma solo in fattispecie predeterminate.
Nello stesso senso, in precedenza, è stata giudicata nulla (secondo Tribunale di Milano, 7 novembre 2013) per mancanza del requisito di specificità richiesto dall’articolo 2473-bis del Codice civile, la clausola statutaria di Srl che si limiti a riprodurre la formula impiegata dal legislatore nell’articolo 2286 del Codice civile, in base al quale può essere escluso il socio di società in nome collettivo che si renda «gravemente inadempiente alle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale».
Ancora, sempre secondo Tribunale di Milano, 5 febbraio 2009, sarebbe illegittima la clausola statutaria che preveda l’esclusione del socio per un generico inadempimento degli obblighi sociali di correttezza e buona fede.
L’articolo 2473-bis rappresenta dunque una norma di nuova introduzione, rispetto al diritto previgente alla riforma del 2003, in coerenza con i principi della riforma stessa e, in particolare, con l’obiettivo di ampliare gli ambiti dell’autonomia statutaria e di conferire estrema rilevanza alla figura del singolo socio nello svolgimento del rapporto sociale organizzato nella forma della Srl.
La norma in questione è peraltro notevolmente laconica; ne consegue che il grande spazio lasciato agli operatori nella compilazione dello statuto della Srl solleva la questione (oltre che di capire quale sia il procedimento da adottare per giungere a decidere l’esclusione) di puntualizzare quali siano i limiti che occorre rispettare nel definire le ipotesi in cui il socio possa essere escluso.
Come già osservato, infatti, la norma di cui all’articolo 2473-bis impone che nello statuto della Srl siano previste «specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa» del socio e che, pertanto, in mancanza di questa previsione, all’esclusione non si possa fare luogo (per inciso, è abbastanza pacifico che la clausola di esclusione possa essere introdotta nello statuto sociale con deliberazione adottata a maggioranza, e quindi anche senza l’unanime consenso dei soci: in questo senso si veda Tribunale di Milano, 24 maggio 2007).
Ad esempio, la causa di esclusione potrebbe consistere sia in una circostanza oggettiva (si pensi alla clausola che dispone l’esclusione del socio in caso di suo fallimento, condanna penale, incapacità sopravvenuta) sia in una situazione suscettibile di valutazione discrezionale: al riguardo, di frequente accade che negli statuti di Srl l’esclusione del socio sia connessa al fatto che sia accertato lo svolgimento da parte del socio stesso di attività concorrenziale verso la società in questione.

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