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Esclusa la confisca per le società

La Cassazione ha affrontato anche il tema dei beni da confiscare a seguito di reati tributari commessi da società. Visto che la responsabilità penale è personale, del delitto tributario risponde il rappresentante legale della società.
Nella sua relazione sul sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, la Suprema corte cerca di chiarire se l’eventuale confisca deve colpire i beni dell’amministratore o quelli della società.
La questione è particolarmente delicata perché, spesso, le violazioni penali tributarie non vengono commesse per favorire l’amministratore ma la società stessa.
Si pensi agli omessi versamenti delle imposte o ancora alle dichiarazioni infedeli o fraudolente che consentono alla società (e non al suo rappresentante) un illegittimo risparmio di imposta.
La relazione evidenzia che l’articolo 19 del Dlgs 231/2001 prevede la confisca, anche per equivalente, dei beni della persona giuridica per uno dei reati presupposto inseriti nel novero degli illeciti penali rilevanti ai sensi della responsabilità delle imprese, commessi nell’interesse dell’ente stesso.
Tuttavia, dal momento che i reati tributari non sono inseriti nel catalogo della «231», il sequestro preventivo non può essere disposto sui beni appartenenti alla persona giuridica laddove si proceda per le violazioni fiscali commesse dal legale rappresentante della società.
Fa eccezione l’ipotesi in cui la struttura aziendale costituisca un apparato fittizio, utilizzato dal contribuente/reo per commettere gli illeciti (Cassazione 1256/2012, 25774/2012, 22980/2013). Per esempio, a una società «cartiera» costituita al solo fine di emettere fatture false. In questo caso, infatti, il reato non sarebbe stato commesso a vantaggio del l’ente, ma del reo stesso, il quale si avvale dello schermo societario per trarre un interesse personale.
La relazione sostiene, condivisibilmente, che solo un intervento legislativo che preveda espressamente la responsabilità della persona giuridica per i reati tributari commessi a vantaggio e nell’interesse dell’ente potrebbe rendere possibile la confisca di valore nei suoi confronti.
In verità, un’estensione legislativa della responsabilità della società ex «231» anche per gli illeciti tributari, potrebbe essere problematica. Sia perché in campo tributario già esistono sanzioni amministrative molto gravi per gli illeciti tributari commessi da società, sia per l’evidente difficoltà di ipotizzare modelli organizzativi idonei a prevenire questi illeciti.
Per ampliare la possibilità di aggredire i beni della persona giuridica, i giudici di legittimità hanno, comunque, ritenuto ammissibile la confisca «diretta» delle somme non versate al Fisco, che si trovavano interamente nelle casse della società. È stato dato il via libera al sequestro preventivo del profitto del reato di omesso versamento di ritenute certificate commesso dall’amministratore, consistente nell’imposta non versata e rimasta nelle casse della società.
Al di fuori di tale casistica, è evidente quindi che il sequestro riguarderà, di norma, i beni del rappresentante legale della società.

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