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Esami Bce, i risultati Srep saranno «confidenziali»

Gli esiti dello Srep saranno confidenziali, ma le banche avranno facoltà di comunicarli al mercato. È questo l’orientamento che, a quanto risulta al Sole 24 Ore, intende seguire la Bce rispetto all’eventuale divulgazione dei risultati del processo di revisione prudenziale in atto. Esami che la stessa Autorità di Vigilanza sta conducendo sulle 123 principali banche italiane ed europee.
Nel corso di queste settimane, in particolare, i 15 maggiori istituti italiani riceveranno le indicazioni ufficiali dei nuovi requisiti patrimoniali richiesti da Francoforte.
Il tema interessa da vicino banchieri e manager, ma anche investitori, analisti e azionisti. Perchè molti dei soggetti in campo si chiedono quale sia la prassi sull’eventuale disclosure al mercato. Nelle scorse settimane Francoforte ha subito rassicurato i vertici bancari, sottolineando che le comunicazioni dei risultati – che proprio in queste settimane saranno inviati agli istituti – hanno «natura confidenziale».
Di fatto, quindi, l’istituto centrale non comunicherà nulla al mercato. Un approccio peraltro in linea con la prassi adottata anche da Banca d’Italia negli anni scorsi. 

Tuttavia, la Vigilanza europea lascerà «alle banche la facoltà di comunicare i dati, qualora volessero», come fanno sapere da Bce. Questa “libertà” operativa apre la porta a uno scenario composito, in cui istituti con risultati positivi avranno il vantaggio a comunicarli al mercato, mentre quelli con risultati negativi preferiranno mantenere la confidenzialità. Difficile immaginare però che, a quel punto, sotto le pressioni del mercato, all’intero comparto non rimanga altro che fare piena disclosure.
Molto in verità dipenderà anche dalle decisioni di Consob, che nel frattempo sta esaminando la questione. L’Authority ai sensi del Tuf ha il potere di chiedere agli istituti di divulgare le richieste Bce. Del resto è ciò che è accaduto lo scorso febbraio, quando al termine del Comprehensive assessment impose di comunicare i risultati dell’Asset quality review. Va detto che lo Srep, che è un processo di revisione annuale, è cosa diversa dall’Aqr. Quindi non è detto che venga seguito lo stesso approccio. Tuttavia Consob potrebbe intervenire qualora si verificassero abusi di mercato, magari generati da eventuali fughe di notizie o da asimmetrie informative. E chiedere, a quel punto, trasparenza piena per tutti. Possibili valutazioni saranno poi fatte anche in sede Esma, anche per allinearsi a eventuali prassi in Europa.
Il tema, insomma, è aperto. Ma di certo crea non poca incertezza, sia dal lato delle banche che degli investitori. Anche perchè per diverse delle 123 banche italiane ed europee sotto esame si profila un innalzamento delle asticelle dei requisiti di capitale in termini di Cet 1 ratio. Il rischio diffuso è che diverse banche registrino un erosione dei buffer di capitale eccedenti rispetto alle “vecchie” richieste Bce. Altri possibili interventi correttivi Bce potrebbero riguardare il fronte della liquidità (con la richiesta di un innalzamento dei requisiti minimi di liquidità a breve), e il modello di business che, se ritenuto non stabile dal punto di vista della profittabilità, potrebbe essere messo nel mirino, magari con la richiesta di correttivi sul fronte delle remunerazioni interne. Le banche saranno valutate dalla Vigilanza in un processo che sfocerà in un giudizio finale con voti compresi tra 1 e 4. Più il voto sarà basso, più la Bce chiederà interventi compensativi, maggiori saranno la frequenza e la pervasività delle ispezioni future. Possibile che pur in presenza di una stessa classe di appartenenza, le richieste tuttavia siano differenti.

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