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Esame Ue, ipotesi di scambio

La Commissione europea stava ancora valutando ieri sera se e come chiedere all’Italia chiarimenti sul bilancio previsionale del 2015. Mentre il governo Renzi ha fatto della revisione degli impegni di finanza pubblica un cavallo di battaglia contro i malumori euroscettici del paese, la Commissione vuole difendere la credibilità delle regole europee. C’è da chiedersi se in cambio di comprensione sul fronte del deficit, Bruxelles non decida di aprire una procedura per squilibrio macroeconomico eccessivo.
Le procedure europee prevedono che l’esecutivo comunitario abbia due settimane di tempo per respingere d’emblée il bilancio previsionale di un paese dal momento del suo invio a Bruxelles. Nel caso nutra interrogativi sulla Finanziaria, e stia quindi riflettendo su una sua bocciatura, la Commissione deve presentare entro una settimana una richiesta nella quale chiede chiarimenti su eventuali dubbi e preoccupazioni (si veda Il Sole 24 Ore del 17 ottobre).
Poiché la Finanziaria italiana è arrivata a Bruxelles il 15 ottobre, la Commissione ha tempo fino a domani per chiedere maggiori informazioni. Non è perché Bruxelles invia una richiesta di chiarimenti che il bilancio previsionale verrà necessariamente bocciato. «Qualsiasi consultazione con un paese membro non pregiudicherebbe l’esito della valutazione della Commissione sul bilancio previsionale», precisava ieri sera Simon O’Connor, portavoce dell’esecutivo comunitario per gli affari economici.
Il governo Renzi prevede per l’anno prossimo un aggiustamento strutturale dello 0,1% del prodotto interno lordo, mentre le regole europee richiedono una riduzione del disavanzo di almeno lo 0,5% del Pil. La Finanziaria prevede una riserva di 3,4 miliardi di euro, pari allo 0,2% del Pil. Se questa riserva fosse utilizzata pienamente, il governo riuscirebbe probabilmente a venire incontro a un obiettivo di aggiustamento strutturale rivisto al ribasso a causa del forte rallentamento dell’economia.
Proprio in questi giorni, la Commissione sta lavorando su nuove previsioni economiche e su nuovi obiettivi di bilancio per il 2015. Quanto la frenata congiunturale comporterà una revisione dei target di finanza pubblica è ancora da capire. È chiaro che l’eventuale richiesta di informazioni così come l’eventuale bocciatura dipenderanno anche da questo calcolo, oltre che da una analisi del bilancio per il 2015 e delle riforme economiche adottate e promesse dal governo italiano.
Sempre ieri sera commentava su questo versante il portavoce O’Connor: «L’approvazione della riforma Jobs Act da parte del Senato è un passo importante verso un mercato del lavoro più flessibile e più inclusivo, tale da creare maggiore occupazione e posti di lavoro più stabili, soprattutto per i più giovani. Naturalmente, potremmo fare una valutazione dettagliata solo dopo che il testo legislativo, tra cui tutti i decreti relativi, saranno stati adottati».
In ultima analisi, sull’Italia pesa la minaccia di tre diverse procedure europee. La prima è quella per deficit eccessivo, nel caso in cui il disavanzo torni sopra al 3,0% del Pil. La seconda è quella relativa alla regola del debito, nel caso il paese non riduca il passivo secondo le regole europee (ciò sarà probabilmente l’esito nel 2014). La terza è quella per squilibrio macroeconomico eccessivo (l’Italia è infatti sotto esame oltre che per elevato debito, anche per bassa competitività).
La Commissione è chiamata a delicate scelte politiche. L’establishment comunitario è consapevole dell’impatto politico di una eventuale bocciatura del bilancio previsionale, ma vuole difendere la credibilità delle regole. Non si può escludere che decida di chiudere un occhio sulla Finanziaria, optando per aprire una procedura per squilibrio macroeconomico pur di tenere sotto pressione un governo italiano che ha fatto della revisione degli impegni di bilancio una sua battaglia soprattutto di politica interna.
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