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Sotto esame le controllate operative in Paesi «black»

Consultazioni internet della Banca mondiale e della banca dati dell’Ocse per stanare l’evasione realizzata attraverso società che operano nell’ambito di Paesi a fiscalità privilegiata.
Le linee operative d’intervento sono dettate dalla direttiva 1/2018 della Guardia di finanza, che si sofferma sia sulle regole relative ai costi black list sia sulle operazioni realizzate con società controllate in Paesi a fiscalità privilegiata.
Per la deducibilità dei costi black list viene ricostruita l’evoluzione normativa, evidenziando il mutamento nell’approccio adottato dal legislatore, che dal 2014 in avanti, con ben tre cambiamenti di impostazione, è passato da un regime di limitazione della deducibilità dei costi al regime attuale, che ammette la deducibilità in presenza delle normali regole di deduzione di un costo. In effetti, l’abbandono del metodo di deducibilità limitata è dovuto a una rivisitazione delle regole di individuazione dei paradisi fiscali. Nel 2015 la deducibilità limitata viene allargata ricollegandola al valore normale. Nel 2016 si abbandona pure tale parametro per applicare anche ai costi sostenuti in Paesi a fiscalità privilegiata le regole ordinarie che informano i meccanismi di deduzione dei costi.
La circolare prende atto di questo mutamento e nelle istruzioni operative stimola i verificatori a effettuare controlli preventivi per accertare se le operazioni realizzate nei Paesi a fiscalità privilegiata dalla società residente in Italia sono state effettuate con società controllate. In effetti il manuale si preoccupa più di individuare la corretta applicazione delle regole relative alle società Cfc. In questa logica, in «sede di preparazione dell’attività di verifica», la Guardia di Finanza potrà analizzare la posizione del contribuente, accertando se detenga, direttamente o indirettamente, il controllo di una società o altro ente residente o localizzato in uno dei Paesi black list.
La direttiva ricorda che ai fini dell’integrale tassazione dei dividendi percepiti, «in ordine alla quale, nel caso di partecipazione indiretta, è richiesto il requisito del controllo delle società estere che si interpongono nella catena partecipativa», assumeranno rilevanza sia il controllo in termini di diritto di voto – computando anche i voti spettanti a società controllate, a società fiduciarie e a persona interposta – sia il controllo integrato da un’influenza dominante di un’altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali.
Non solo. I finanzieri potranno anche verificare se il soggetto sotto accertamento abbia un collegamento in un Paese con giurisdizione in cui vi sia una tassazione nominale (anche in ragione della sussistenza di regimi fiscali speciali) o effettiva inferiore a oltre la metà di quella che, invece, sarebbe applicata in Italia.
Sul versante estero, per la Guardia di Finanza potranno assumere rilievo le imposte sui redditi previste nell’ordinamento fiscale straniero, come definite dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni.

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