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Esame da avvocato: Tizio può «cedere» il posto a Marco Polo

di Guglielmo Saporito

È valida la prova scritta in cui il candidato battezza "Marco Polo, avvocato in Venezia" il protagonista del suo elaborato. Un nome di fantasia, che non può essere inteso come segno di riconoscimento per captare l'attenzione di un evenutale esaminatore amico.
È questo il singolare principio espresso dal Tar di Firenze, con la sentenza 1789 del 18 novembre scorso, in una vicenda di particolare attualità, dato che in questi giorni sono in corso le annuali tre prove scritte per l'accesso alla professione di avvocato. E proprio con riferimento a questo concorso, nella tornata 2010, un candidato aveva deciso di abbandonare i soliti riferimenti ai nomi "Tizio", "Caio" e "Sempronio", sostituendoli con un "Marco Polo", promosso per l'occasione "avvocato in Venezia", trattandosi di simulare un atto giudiziario completo in tutti gli elementi (compreso il codice fiscale).
La commissione d'esame non aveva gradito l'originalità, ritenendo che fosse un espediente, un segno di riconoscimento, nei cofronti di un commissario "amico" e che potesse far dubitare della trasparenza degli esaminoatori, tenuti al più stretto anonimato fino al termine delle correzioni.
Di qui l'esclusione dai temi da correggere, ed il ricorso al Tar da parte del candidato, che in pochi mesi ha ristabilito il confine tra un malizioso e vietato segno di riconoscimento ed il riferimento, bizzarro, ad un personaggio noto. Una circostanza particolare ha convinto sdella buona fede del candidato: la correzione della prova pratica, tenutasi a Firenze, sarebbe avvenuta a Venezia, dato il sistema che separa i luoghi di correzione dalle sedi di esame, stemperando la stravaganza del candidato.
Dopo questa sentenza, la prova pratica sarà quindi ricorretta, ripescando il candidato che nel frattempo si sarà ripresentato alla successiva tornata annuale d'esame. Stessa sorte, nella casistica dei concorsi, ha beneficato chi assegna nomi comuni ai protagonisti degli elaborati: ad esempio "Esposito" è stato tollerato dal Consiglio di Stato (5508/2005) in un concorso per l'assegnazione di farmacie, ed altrettanto tollerata è la scrittura a stampatello (Consiglio di Stato 877/2010) o la numerazione delle pagine (Tar Napoli 2451/2011).
Delicato è, invece, il passaggio tra inchiostro nero o blu, specialmente quando il colore cambia tra le prime e le successive pagine di un elaborato: il cambio è tollerato dal Tar di Cagliari, 2158/2008, ma diventa causa di esclusione se la penna nera è imposta e fornita, per bando di esame, dalla commissione (Tar Umbria 16/2009).
In un'ipotesi analoga a quella decisa dai magistrati fiorentini, ma con minore fortuna, un candidato aveva nominato i personaggi di fantasia "Caio Caiano" e "Tizio Tiziano": il Tar di Potenza (950/2005) ha ritenuto anomalo l'eccesso di fantasia ed ha annullato la prova per riconoscibilità dell'elaborato.

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