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Sotto esame i big Ue del credito Gli scenari? Recessione dell’8%

Sono di nuovo chiamate a una prova di resistenza le maggiori banche europee, tra queste le italiane Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi. Ieri sono partiti gli stress test dell’Eba, l’autorità bancaria europea guidata da Andrea Enria e prossima al trasferimento da Londra a Parigi, sulla tenuta dei bilanci di 48 grandi istituti dell’intera Unione (e non solo quelli sotto la Bce, che sono 37). Fissano un’ipotesi di scenario macroeconomico devastante — mai simulato prima con tale magnitudo — come la discesa del Pil Ue dell’8,3% rispetto allo scenario base nel triennio 2018-2020, anche per i possibili effetti della Brexit.

Anche per questa edizione degli stress test, come già nel 2016 (ma non per quella 2014), non ci saranno soglie minime da rispettare ma sulla base dei risultati verrà fissato il livello di patrimonio da raggiungere, il cosiddetto Srep. I lavori dureranno quasi un anno: i risultati si avranno il 2 novembre tranne che per le quattro banche greche, anticipate a maggio, prima della fine del programma di aiuti ad Atene. Bce condurrà un analogo test su tutte le banche vigilate ma commisurato alla loro stazza e complessità.

Rispetto allo scenario «base», quello «avverso» comprende alcuni rischi sistemici come il circolo vizioso tra «redditività delle banche debole e bassa crescita nominale a seguito della recessione europea». Uno scenario che, scrive l’Eba, «colpirebbe in particolare le banche di quei Paesi che stanno affrontando cambiamenti strutturali nel settore bancario». «Starei cauto a leggere una correlazione tra lo stress più severo e l’impatto più pesante per le banche italiane», commenta Giuseppe Lusignani, vicepresidente della società di consulenza Prometeia. «Le condizioni di partenza del sistema sono diverse, forse migliori, con meno crediti deteriorati, e quindi l’impatto dello scenario avverso non dovrebbe essere così forte: le banche italiane sono più attrezzate rispetto al 2016».

Fabrizio Massaro

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