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Erogazioni senza deducibilità

Erogazioni liberali a catena mai deducibili, soprattutto se le somme riversate sono destinate ad attività lucrative. Così l’Agenzia delle entrate con la risoluzione 74/E di ieri, con la quale è intervenuta, a seguito di uno specifico interpello, sulla deducibilità delle erogazioni liberali, di cui alla lett. a), comma 2, dell’art. 100, dpr 917/1986 (Tuir). Il caso è stato presentato da un istituto di credito che procede, annualmente, a erogare a una fondazione, iscritta regolarmente nel registro delle persone giuridiche, senza scopo di lucro e operante nell’ambito sia nazionale sia internazionale, della quale la medesima banca è socio fondatore, contributi per il sostegno delle attività istituzionali svolte dalla medesima fondazione. Le attività istituzionali della fondazione riguardano, principalmente, la beneficenza, la valorizzazione delle strutture museali, la realizzazione e gestione di impianti sportivi, le iniziative per la diffusione del turismo sociale, la promozione e sviluppo delle attività di ricerca scientifica oltre ad un’attività di sostegno, attraverso il versamento di contributi necessari, principalmente, alla copertura di perdite, a una società a responsabilità limitata, di cui la stessa fondazione è unica socia, che gestisce un impianto natatorio e un centro fitness. Per la banca, però, l’ attività di sostegno alla società di capitali, che gestisce piscina e attività di fitness, deve essere ricondotta tra le attività commerciali marginali, rispetto alle attività esercitate complessivamente, nonché strumentale e coerente con le finalità ricreative e di promozione dello sport. Di fatto, per quanto accennato dalla banca istante, quest’ultima eroga somme alla fondazione che, a sua volta, utilizza le stesse per tutte le attività svolte, ritenute totalmente di natura istituzionale o, quantomeno, anche marginali. Sul punto si pone il problema della deducibilità del contributo in capo all’istituto di credito, ai sensi di quanto prescritto nella citata lett. a), comma 2, dell’art. 100 del Tuir. Le disposizioni richiamate, come indicato nel parere delle Entrate, prevedono la deducibilità delle erogazioni liberali eseguite a favore di persone giuridiche che perseguono esclusivamente le attività di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto (comma 1, art. 100, dpr 917/1986). Per valutare correttamente la situazione, le Entrate richiamano alcuni datati documenti di prassi, i quali precisano che lo scopo della norma è quello di implementare l’utilità sociale dell’impresa (ris. n. 490/E/1980) e di favorire l’aspetto finalistico dell’erogazione, delimitando i destinatari delle erogazioni (ris. n. 234/E/2002). L’ente beneficiario, ovvero la fondazione, in tal caso, deve essere in possesso dei requisiti richiesti dal comma 2, dell’art. 100 citato (personalità giuridica, finalità non lucrative, perseguimento esclusivo delle finalità prescritte dalle disposizioni vigenti), realizzando direttamente i progetti sovvenzionati, giacché non è possibile il passaggio di denaro tra enti diversi, essendo vietato il fenomeno delle erogazioni a catena (Agenzia delle entrate, circ. 12/E/2009 § 2.2). Pertanto, per quanto indicato, l’Agenzia delle entrate conclude che la deduzione delle erogazioni liberali, di cui alla lett. a), comma 2, art. 100 del Tuir, è condizionata al rispetto delle prescrizioni appena indicate, dovendo escludere le somme riversate dalla fondazione a soggetti che esercitano attività di natura squisitamente lucrativa, come nel caso della società a responsabilità limitata che gestisce piscine e centro fitness e che non possiede le caratteristiche non lucrative, necessarie per l’applicazione dell’agevolazione.

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