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Ericsson e Cisco “Dalla nostra alleanza rivoluzione delle reti”

ROMA. Rischioso, azzardato e dagli esiti incerti. Ma se dovesse riuscire cambierà il volto del settore delle reti per le telecomunicazioni. L’accordo fra la svedese Ericsson e la statunitense Cisco fa già tremare la concorrenza, perché la forza delle due compagnie sommata è fuori portata. Per le reti della prima, che fattura circa 33 miliardi di dollari l’anno, passa il 40 per cento del traffico da dispositivi mobili per un totale di oltre due miliardi e mezzo di utenti. I router della seconda invece gestiscono l’80 per cento dei dati del Web. Ed è una delle compagnie più in vista in fatto di soluzioni cloud, con un giro di affari da poco meno di 50 miliardi di dollari. Ma si sa, la storia della tecnologia è piena di fusioni e alleanze sbagliate. Basti pensare all’acquisizione di Sun Microsystems da parte di Oracle o peggio a quella di Aol da parte di Time Warner. Senza dimenticare i casi problematici di Hp e Compaq, Myspace e News Corp., Google e Motorola, Nokia e Microsoft e del matrimonio della stessa Ericsson con la Sony finito nel 2011.
«Ma stavolta è diverso» , assicura John Chambers, presidente della Cisco. «Ogni grande rivoluzione nel mondo della tecnologia comporta dei rischi per chi non è capace di evolversi. L’avvento degli smartphone è un buon esempio, come quello dei servizi cloud e ultimamente dell’Internet delle cose. La nostra non è una fusione o un’acquisizione. Entrambe le ipotesi non sono mai state in agenda. Non ne beneficerebbero le due aziende, i clienti, gli azionisti. Su tavolo al c’è una partnership strategica di nuova generazione, basata sui punti di forza e con la prospettiva di aumentare il nostro giro di affari di un miliardo di dollari in una manciata di anni».
Il primo obbiettivo è quello di fornire ai clienti tradizionali di Cisco ed Ericsson, operatori come Vodafone, AT&T, Verizon, soluzioni complesse e complete. Un portafoglio fatto da dispositivi e software Cisco e reti Ericsson, più ovviamente istallazione, assistenza, manutenzione in 180 Paesi del mondo. Ma questo è solo il primo passo. L’avvio di «una collaborazione nata per far fronte alle sfide dei prossimi anni», come la chiama Hans Vestberg, l’amministratore delegato di Ericsson. Che può suonare come una frase fatta, ma che in realtà non lo è. E non lo è nei numeri. «La crescita nel consumo e dello scambio di dati è straordinaria», prosegue Vestberg. «In cinque anni il numero di terminali 4G aumenterà del 400 per cento. Nel 2015 di smartphone ne verranno venduti circa un miliardo e mezzo. E non ci sono solo le persone ma anche le cose che sempre più numerose entrano in Rete. Bisogna iniziare a fornire servizi avanzati ben oltre quel che si è visto fino ad ora».
Insomma, siamo all’inizio di una rivoluzione che Chambers quantizza in questa maniera: «Gli attuali 14 miliardi di apparecchi connessi alla Rete in cinque anni diverranno 26 miliardi e in quindici anni saranno ben 500 miliardi. Ogni aspetto di questa crescita è cruciale. Le soluzioni vanno immaginate, i bisogni anticipati e bisogna essere molto creativi per farlo. Sfide del genere non le vinci mostrando i muscoli. Ma con collaborazioni profonde che possono avvenire solo se i valori delle aziende sono simili, altrimenti la partnership è destinata a fallire ».
Le due compagnie hanno dalla loro più di 56 mila brevetti, 11 miliardi di dollari investiti in ricerca e sviluppo e più di 76 mila professionisti nell’area dei servizi destinata ai clienti. Si presenteranno assieme, con un unico portafoglio integrato. Anche e soprattutto in quelle aree geografiche dove la concorrenza è più forte. Stando alla loro stesse misurazioni, in Asia si stanno registrando i picchi maggiori nel traffico dati ed è sempre dall’Asia che arrivano le richieste più insistenti di connessioni a banda ultra larga e di anticipare l’adozione delle reti mobili 5G. Ma, almeno a parole, né John Chambers né Hans Vestberg, sembrano preoccupati dalla concorrenza che può arrivare da colossi emergenti, anzi già emersi, come Huawei. «Nessuno, fra i nostri concorrenti, può competere con quel che Cisco e Ericsson possono fare assieme», sottolinea ridendo Vestberg. E Chambers aggiunge: «Supponiamo che altri tentino di fare un’operazione simile alla nostra. Prima che trovino un accordo e che effettivamente la loro partnership diventi realtà passeranno almeno due anni. E fra due anni il mercato delle reti e dei dati non sarà più quello di adesso. Stiamo muovendoci a velocità sostenuta verso la digitalizzazione delle persone, delle cose, delle aziende e di interi Paesi». Già, ed è vero che in tutto ciò alcuni dei giganti di oggi non saranno più tali domani. Mentre altri potrebbero accrescere le proprie quote di mercato.
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