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Eredità senza dichiarazione fino a 75mila euro

Nessun obbligo di dichiarazione all’Ufficio del registro se l’eredità devoluta al coniuge o ai parenti diretti non supera il valore di 75mila euro. Lo prevede il primo articolo dedicato alle semplificazioni fiscali del disegno di legge che verrà varato dal Consiglio dei ministri domani. Il confronto sul testo sarà concluso oggi in pre-consiglio.
La dichiarazione di successione finora era svincolata da obblighi di dichiarazione al di sotto del tetto di 50 milioni di vecchie lire e a patto che l’eredità non comprenda beni immobili o diritti reali immobiliari, «salvo che per effetto di sopravvenienze ereditarie queste condizioni vengano a mancare» come recita la norma del 1990 che verrà modificata. Altra misura di carattere fiscale prevista riguarda il rimborso dei crediti d’imposta da parte dei concessionari del servizio di riscossione: dal primo gennaio 2014 oltre al termine dei 60 giorni, nel caso di richiesta effettuata dall’interessato, si prevede la possibilità di un anticipo a 20 giorni se la comunicazione del dovuto rimborso arriva dall’ufficio competente. Previste inoltre una serie di semplificazioni relative alle comunicazioni al fisco da parte delle imprese, nonché in materia di operazioni intercomunitarie.
Il testo dovrebbe contenere diverse deleghe per il riordino della legislazione e la semplificazione di procedimenti amministrativi di competenza del ministro per la Pa e in diversi settori specifici come l’ambiente, i beni culturali, la scuola, l’università e la ricerca. Ma nelle ultime ore la riscrittura è stata intesa, con lo spostamento di misure nel “decreto del fare” varato sabato scorso con la formula del “salvo intese” e non ancora inviato al Capo dello Stato.
Tra le misure più rilevanti per i cittadini che sono state trasferite nel dl e che invece erano contenute in una prima fase nel testo preliminare del ddl c’è la facilitazione prevista per acquistare la cittadinanza italiana per chi ha genitori stranieri ma è nato nel nostro Paese: compiuti i 18 anni il diritto sarà maturato anche in casi di inadempimenti amministrativi non imputabili all’interessato, se viene dimostrata con altra documentazione la sua dimora in Italia fin dalla nascita (come i certificati di frequenza scolastica). Ieri è stato lo stesso ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, a confermare i contenuti della norma che non c’entra nulla con lo ius soli, poichè si tratta di diritti già accertati dalla legge: «Con nuove possibilità di certificazione – ha precisato il ministro – queste persone vedono ora agevolarsi le procedure per l’ottenimento della cittadinanza superando difficoltà di carattere burocratico». Dovrebbe restare nel ddl, invece, la misura che prevede l’invio telematico dei certificati medici di gravidanza e la possibilità di richiedere qualsiasi titolo di studio in lingua inglese oltre a un’ulteriore semplificazione sul cambio di residenza. Per migliorare l’efficienza dell’attività amministrativa, nasce poi presso gli sportelli unici per le attività produttive (Suap) il tutor d’impresa: il suo compito sarà quello di assistere le imprese dall’avvio alla conclusione dei procedimenti, assicurando l’osservanza delle migliori prassi amministrative. Ed è previsto che il ministro per la Pa e la semplificazione e quello dello Sviluppo economico cureranno ogni anno, in collaborazione con Regioni, Anci, Unioncamere e le associazioni di imprese, la pubblicazione delle migliori prassi amministrative sul portale www.impresainungiorno.it. Rivolta anche agli imprenditori è poi la norma che li equipara alle persone giuridiche per l’applicazione del codice sulla privacy. Vengono infine introdotte norme per accelerare l’utilizzo dei fondi Ue da parte delle pubbliche amministrazioni.

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