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Eredità Esselunga 6 settimane e mezzo per trovare l’intesa

MILANO. Il lodo arbitrale per decidere il valore di Esselunga è ai tempi supplementari: tra la delicata scelta degli arbitri e i tanti documenti da produrre, di rinvio in rinvio, si è arrivati al 29 febbraio.
L’11 gennaio 2019 Marina Caprotti e la madre Giuliana Albera, che in solido hanno ereditato da Bernardo Caprotti il 70% del colosso dei supermercati, hanno esercitato il diritto di prelazione sul 30% delle quote in mano ai figli di primo letto del fondatore, Giuseppe e Violetta Caprotti. Nella semestrale di Esselunga si precisava che l’arbitrato sarebbe dovuto terminare «entro il 2019», invece solo la scorsa settimana è stata fissata la data termine di fine febbraio. I tre arbitri hanno ancora sei settimane, per l’esattezza sei settimane e mezzo, per depositare il lodo ma la cifra ancora non c’è, anche se le banche sono già preallertate per il finanziamento che si basa su una valutazione compresa tra 5,5 e 6,5 miliardi. La valutazione parte dal bilancio 2016, l’ultimo firmato dal fondatore; ma negli anni successivi Esselunga ha rilevato il 67,5% degli immobili della Villata (per 965 milioni) cui si è fatto fronte con l’indebitamento (sceso a 412 milioni al 31 giugno). Tuttavia sarà molto difficile arrivare a un accordo perché le parti sono arroccate su posizioni molto distanti, con valutazioni che partono da 3,5 miliardi e arrivano fino a 7. E se venditori e compratori non si riterranno soddisfatti tutti sono già pronti a impugnare il lodo attraverso i rispettivi studi legali, White & Case per Marina Caprotti, BonelliErede e Linklaters per Violetta e Giuseppe.
In attesa di una soluzione le banche d’affari hanno studiato varie formule per finanziare Marina nell’acquisto del 30% in mano ai fratelli. Tra queste c’è l’opzione che Marina e la madre cedano a Esselunga il loro restante 32,5% della Villata (che ai prezzi del 2017 varrebbe 465 milioni), in modo da recuperare altra liquidità per comprare la quota di Giuseppe e Violetta. La parte restante del prezzo che verrà stabilito potrebbe gravare sulla stessa Esselunga che si indebiterebbe a fronte di un pegno sulle azioni dei compratori oppure per la distribuzione di un maxi dividendo agli azionisti. Per quanto riguarda il futuro del gruppo occorre ricordare che lo stesso Bernardo Caprotti nel suo testamento aveva menzionato come partner ideale per Esselunga il gruppo olandese Ahold. Il quale, secondo fonti attendibili, lo scorso autunno si sarebbe fatto avanti con l’azionista di maggioranza che però avrebbe declinato le avances. Esselunga da molti analisti viene considerata un unicum per posizionamento e redditività e il suo valore cambierebbe a seconda del compratore e del progetto industriale. Gli esperti sanno che dovrà fare ingenti investimenti nell’e-commerce, nei superstore e nei “convenience store” (come già fatto a Brescia e con il lancio dei formati la Esse). Ma che ha anche le carte in regola per aggredire nuovi mercati, anche esteri.
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