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Eredità digitale, un protocollo per i beni «virtuali»

Non solo immobili, quadri e pezzi d’antiquariato: oggi le eredità riguardano anche beni “virtuali”, economici ed emotivi, come fotografie archiviate su cloud, investimenti online, profili dei social network, libri ed mp3. Trasferire ai propri eredi questi beni non è, però, così semplice. Per questo il Consiglio nazionale del Notariato ha istituito – insieme all’Università Bocconi di Milano, a Google, a Microsoft e allo studio legale Portolano Cavallo – un tavolo di lavoro per trovare soluzione al problema dell’eredità digitale e dell’identità digitale.
A questi due temi è stato dedicato il convegno che si è tenuto ieri all’Università Bocconi, a cui hanno partecipato, tra gli altri: Stefano Rodotà , coordinatore della commissione per la stesura del “bill of rights” di internet; Tom Smedinghoff, chair dell’American bar association identity management legal task force; Ugo Bechini, ex coordinatore del gruppo di lavoro sulle nuove tecnologie del Notariato europeo.
Come è emerso durante il convegno, il tavolo di lavoro sta sviluppando un protocollo che agevoli gli eredi di un utente deceduto nei rapporti con i vari operatori, al fine di facilitare l’accesso alle risorse online del defunto. «In questo ambito – spiega infatti Bechini – i notai possono fungere da trait d’union tra il cittadino e gli operatori, facendo pervenire a questi ultimi le informazioni necessarie secondo una procedura telematica concordata in modo da ridurre costi e tempi di attesa». In notaio, quindi, potrebbe diventare importante anche per la successione dei beni virtuali e per la gestione degli account (email, social network eccetera) dei defunti.
Ottenere le password degli account del de cuius, infatti, non è facile e non esiste una procedura standard, per cui ogni operatore stabilisce le proprie regole. Le difficoltà sono legate soprattutto al fatto che la maggior parte dei servizi è incardinato in ordinamenti diversi dal nostro: far valere presso un operatore Usa le regole di una successione italiana non è agevole, anche se qualcosa è cambiato dopo la sentenza della Corte Ue sul caso Google Spain, secondo cui l’operatore risponde alle regole del Paese in cui opera.
Attualmente, per quanto riguarda i servizi di posta elettronica, Google è l’unico che permette di dare indicazioni sulle sorti del proprio account in caso di morte. Attraverso il servizio “Inactive account manager” è possibile personalizzare le proprie “volontà”, stabilendo a chi inviare le proprie password nel caso in cui – dopo un certo lasso di tempo stabilito dall’utente – l’utente non risponda a un alert e sia da ritenere, quindi, deceduto.
Lo stesso principio vale per il mandato post mortem, uno strumento riconosciuto dal diritto italiano attraverso cui è possibile indicare una persona a cui affidare le password di account e cloud al fine di “salvare” i propri beni virtuali come fotografie, ebook, musica ma anche progetti e manoscritti.
Secondo un’indagine di McAfee datata luglio 2014, il valore dei beni virtuali memorizzati sui dispositivi digitali ammonta, in media, a 35mila euro. Il manifesto del Notariato su eredità e identità digitale è disponibile sul sito: www.medialaws.eu.

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