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«Eravamo sull’orlo del burrone. Ma non ci sarà un’altra manovra»

di Alessandro Trocino

ROMA — Il professor Mario Monti illustra su un grafico l'andamento bizzoso dello spread, diffonde sprazzi di humour lombardo, si dilunga su «benchmark» e «short terms» e dà una mano ai giornalisti, ribattezzando come «cresci Italia» la «fase due» del governo, che segue a quella «salva Italia». La nuova fase viene solo abbozzata nei macrotemi — liberalizzazioni e lavoro —, ma annunciata come imminente, visto che le prime misure arriveranno «entro il 23 gennaio» (giorno dell'eurogruppo). Più che una conferenza stampa di fine anno, quella del presidente del Consiglio è stata una lunga lezione-maratona, durata quasi tre ore, con 31 domande poste da 23 giornalisti italiani e stranieri.
Il burrone
Monti — introdotto dal presidente dell'Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, che gli regala un tesserino ad honorem — rivendica l'azione del governo: «Eravamo arrivati sull'orlo del burrone senza parapetto, con gli avvoltoi in cielo e delle forze che ci spingevano alle spalle. Abbiamo puntato con forza i piedi, per non cadere. Credo che ci siamo riusciti». Poi annuncia il cambio di passo, che dovrà essere rapido visto che «non ci è dato di lavorare con calma»: «Finora abbiamo varato norme dovute, da oggi passiamo agli atti voluti». Nessun dettaglio e nessun annuncio delle misure che saranno prese, ma solo un quadro generale e una sorta di road map. Con una premessa: «Nessuno pensi né che occorra un'altra manovra nel senso classico della costrizione, né che, siccome è stata fatta una manovra pesante e robusta, ora ci possa essere larghezza finanziaria. Faremo leva sull'equità». Ma sarà «una corsa a ostacoli, da fermo e a handicap». Prime tappe l'eurogruppo del 23 gennaio e il Consiglio Ue del 30.
Lavoro e liberalizzazioni
Si comincerà, «in parallelo», con liberalizzazioni e riforma del mercato del lavoro. Materie complementari anche dal punto di vista politico, visto che per il primo tema c'è «apparentemente meno simpatia» da parte del centrodestra e sul secondo «c'è qualche resistenza» dal centrosinistra. Per Monti lo schema è un po' riduttivo, ma procedere in parallelo può essere un vantaggio. Sul mercato del lavoro, assicura, ci sarà più negoziato con le parti sociali di quanto sia avvenuto con la riforma delle pensioni: «Faremo di tutto per evitare tensioni sociali». La riforma sarà divisa in due fasi, a gennaio e a febbraio. L'obiettivo del governo è quello di combattere la precarietà dei giovani, superare una regolazione con «troppe incertezze interpretative» e salvaguardare chi, per effetto della riforma previdenziale, rimarrà «senza lavoro e senza pensione». Tra loro ci sono i lavoratori in mobilità. Sulla casa, Monti nega che ci sia stato un aumento della pressione fiscale e conferma che si sta lavorando alla riforma del catasto «per una maggiore aderenza del fisco con le infrastrutture».
Spread
«Visto che lo spread è oggetto di conversazioni casalinghe», dice Monti, è il caso di spiegarlo. E di spiegare le oscillazioni con un grafico che mostra gli andamenti del differenziale tra Btp e Bund tedeschi. Dopo un calo, in coincidenza con la manovra del 9 novembre, lo spread è tornato a salire. Ma non c'è da allarmarsi troppo, spiega. Per due motivi. Il primo è che quest'estate saliva malgrado la Bce acquistasse titoli, cosa che oggi non avviene. Il secondo è che nei fondamentali della nostra economia non c'è nulla che giustifichi picchi così eccessivi. Insomma: «Anch'io più volte al giorno controllo lo spread, ma non lo divinizzo quando scende e non lo demonizzo quando sale».
Effetti recessivi
Il premier non nega che la manovra possa essere «recessiva», come accusano alcuni economisti: «Non è una manovra espansiva e sono possibili gli effetti recessivi, che però noi abbiamo cercato di limitare in ogni modo. Ma non farla avrebbe comportato rischi molto peggiori di una recessione esplosiva». Qualche segnale «incoraggiante» c'è, anche se non si può dire «che siano cessate le turbolenze dei mercati». I conti sono «strutturalmente in sicurezza» e l'Italia «si sta dando basi meno effimere di quando faceva surfing di apparente benessere con onde sempre più alte che avrebbero vanificato tutto».
Evasione fiscale
La fase due non vorrà dire utilizzo a piene mani di denaro pubblico, ma Monti orgogliosamente rivendica di aver dato «strumenti nuovi e importanti» per la lotta all'evasione fiscale e di non aver inserito a bilancio neanche un euro. Dunque, tutto quello che sarà recuperato, «e mi aspetto buoni risultati», farà parte di risorse che saranno messe a disposizione in questa direzione.
Partiti e riforma elettorale
Il rapporto con i partiti e le forze politiche non è dei più facili per Monti. E ogni parola sbagliata può essere d'ostacolo. Per questo, pur ribadendo che i singoli ministri possono ovviamente esprimere le loro opinioni «a titolo personale», Monti non esclude di intervenire se il livello delle esternazioni pregiudicasse in qualche modo la tenuta del governo. Il premier non crede che i suoi ministri «ora pensino a candidarsi», ma si stupirebbe se i politici di professione li temessero. Poi spiega che non ci saranno «rimpasti» e si dice «grato ai partiti»: «Mi sembra che l'appoggio delle forze politiche ci sia». Esprime «rispetto» per la Lega, che pure lo osteggia, e lancia un amo all'Italia dei valori, che ha prima dato la fiducia e poi votato contro: «Ho l'impressione che vorrebbe avere motivi per sostenere questo governo. Faccio loro sapere che stiamo lavorando sul fronte della lotta alla corruzione, anche se non per inseguire un apporto numericamente non essenziale».
Quanto al sistema elettorale, il premier tecnico Monti è cauto: «Non caldeggio nessuna particolare riforma istituzionale, che solo la politica può fare». Certo, se i partiti «sciogliessero nel dialogo tra loro questi fondamentali nodi e operassero, e so che si accingono a farlo, questo contribuirebbe molto a fare avanzare l'Italia e a migliorare il clima».
Antipolitica e ottimismo
Il premier vede con sfavore il clima di antipolitica che si è creato: «Soffro per lo iato che si è creato tra l'opinione publica e i politici». Lavora anche per questo, spiega, per ridurre la distanza con la società e per eliminare «i pregiudizi negativi» dell'Europa contro l'Italia. Poi cita Berlusconi, che lo scorso anno negò la necessità di un'altra manovra: «Ne sono state necessarie altre cinque, di cui una sola a mia firma». Ma a parte questo, Monti condivide con Berlusconi le ultime parole del discorso del 2010, quando affermò che «è necessario un bagno di ottimismo»: «Sono sicuro che lo sforzo che stiamo facendo adesso è una cosa che può giustificare un moderato ottimismo».
L'editoria
Tra le domande della stampa, ce n'è una di un giornalista del Manifesto, che comincia così: «Questo potrebbe essere l'ultimo anno che il Manifesto fa una domanda alla conferenza di fine anno». Il taglio dei contributi all'editoria mette a rischio decine di testate. Monti rassicura, ma fino a un certo punto: «Non c'è alcun desiderio di persecuzione e di aggravamento dei problemi della stampa, ma il desiderio di valorizzare la fondamentale attività di informazione e di attività critica». Detto questo, i contributi «non saranno cancellati», ma i tagli ci saranno: «Stiamo lavorando per avere dei criteri obiettivi, il più possibile persuasivi, per scegliere, selezionare ciò che da un punto di vista generale ci sembrerà più meritevole del contributo».
 

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