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Equo compenso per tutti

Equo compenso «erga omnes», esteso, cioè, dai liberi professionisti iscritti agli Ordini (coloro che versano i contributi alle Casse di previdenza private) alla variegata schiera dei lavoratori autonomi non regolamentati, disciplinati dalla legge 4/2013 e associati all’Inps. Ma l’ampliamento del perimetro, così com’è stato finora delineato, potrebbe rendere la norma «non funzionante», a causa delle «complessità» nella definizione di parametri di riferimento adeguati ad una molteplicità di figure (senza Albo) che operano nel mercato. È uscito ieri pomeriggio dalla commissione Giustizia della Camera il testo unificato delle proposte di legge sull’equa remunerazione dei servizi professionali resi alla clientela pubblica e privata: il provvedimento base è quello che porta la prima firma della leader di FdI Giorgia Meloni, su cui c’è stata la convergenza di Lega e Fi (i cui esponenti Jacopo Morrone e Andrea Mandelli avevano depositato proprie iniziative sul tema), a seguito della votazione degli emendamenti (come anticipato su ItaliaOggi del 6 luglio 2021); oggi, ottenuto il mandato, la relatrice Ingrid Bisa (Lega) illustrerà il testo nell’Aula di Montecitorio, mentre per l’esame nell’emiciclo bisognerà attendere almeno martedì della prossima settimana.

Come accennato, le correzioni appena impresse includono nel perimetro delle tutele gli esponenti delle categorie non ordinistiche, come riferisce la capogruppo di FdI nella II commissione della Camera Carolina Varchi, tuttavia la mossa potrebbe non esser risolutiva: secondo AssoProfessioni, nel testo si «evidenzia chiaramente come il compenso debba essere conforme ai parametri definiti con decreti ministeriali. Purtroppo, nonostante le richieste» che Cna professioni, Colap, Confassociazioni e Confcommercio professioni «portano avanti da anni, questi parametri non esistono» per il vasto bacino dei soggetti della legge 4/2013. Dunque, rimarcano, «si è già visto come i professionisti senza albo siano troppo spesso vittime di un meccanismo che di fatto impone una fatturazione a cifre irrisorie, a fronte di una richiesta di competenze di alto livello», perciò quel che occorre sono «disposizioni che facciano riferimento a criteri per definire i parametri per l’equo compenso per tutta la platea delle professioni come individuata dalla legge 81/2017 (il cosiddetto «Jobs act del lavoro autonomo», ndr) che non li hanno avuti sino ad ora».about:blank

Nel dettaglio, argomenta il presidente di Confassociazioni Angelo Deiana, non è facile, dinanzi ad «una molteplicità» di persone che esercitano attività lavorative che non sono sotto l’egida degli Ordini, stabilire dei parametri per le remunerazioni. «Sarebbe opportuno permettere a noi associazioni di fornire dei parametri macro» per le differenti professioni, perché, altrimenti, l’iniziativa «nata per chi è iscritto ad un Albo» e non ha tariffe su cui contare, «potrebbe non funzionare». Senza contare, conclude Deiana, che la legge sulla concorrenza potrebbe mettersi di traverso, costituendo un ostacolo (generale) per le norme sull’equo compenso.

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