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Equo compenso non rispettato

Dal 2018 il Consiglio nazionale forense (Cnf) ha riscontrato «103 violazioni» delle norme sull’equo compenso a danno di avvocati, sottoposte al ministero della Giustizia. E, in tale scenario, la Pubblica amministrazione (talvolta «il cliente più ostico») continua a diffondere bandi per il reclutamento di professionisti con la previsione di corresponsioni «pari allo zero», mentre occorrerebbe applicare la disciplina anche alle imprese con meno di 50 dipendenti e che fatturano più di 10 milioni all’anno, perché, in caso contrario, la quasi totalità del tessuto produttivo non sarebbe tenuta a rispettare la giusta remunerazione per gli autonomi. È uno spaccato delle audizioni di ieri, nella commissione Giustizia del Senato, che sta vagliando in seconda lettura il disegno di legge sull’equo compenso (2419), il cui percorso potrebbe incrociarsi con l’idea del ministro del Lavoro Andrea Orlando di estendere il principio ai contratti siglati nel quadro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), raccontata su ItaliaOggi del 4 novembre 2021.

Nella memoria depositata dal Comitato unitario delle professioni (Cup), rappresentato dalla presidente del Consiglio nazionale del Notariato Valentina Rubertelli, si valuta con favore «la legittimazione per gli Ordini ad adottare disposizioni deontologiche volte a sanzionare la violazione, da parte del professionista, dell’obbligo di convenire, o di preventivare» una somma proporzionata alla prestazione richiesta e determinata «in applicazione dei parametri» previsti da appositi decreti ministeriali, che incassa, invece, le critiche del presidente di Confprofessioni Gaetano Stella, che ravvisa «un approccio punitivo inaccettabile, che lascia trasparire l’intento di ritorno a un mercato controllato e di reintroduzione di tariffe vincolanti»; pollice verso del numero uno dell’Associazione giovani avvocati (Aiga) Francesco Paolo Perchinunno per la mancata inclusione dei servizi svolti «in favore di società veicolo di cartolarizzazione e in favore degli agenti della riscossione», giacché così si esclude «una consistente fetta di incarichi, il più delle volte affidati a legali esterni».

Il testo, secondo il consigliere del Cnf Stefano Bertollini, dovrebbe contemplare una «prescrizione netta», ossia che «le Pubbliche amministrazioni non possono conferire incarichi professionali senza prevedere un equo compenso», evitando così, interviene il coordinatore della Rete delle professioni tecniche (Rpt) Armando Zambrano, che la Pa diventi «una zona franca», mentre per il presidente dell’Associazione delle Casse previdenziali (Adepp) Alberto Oliveti la norma può aiutare il settore delle professioni che «sta attraversando una crisi prolungata»; il vertice della Confcommercio professioni Anna Rita Fioroni punta a garanzie per «prestazioni rese sulla base di convenzioni, ma anche al di fuori di esse».

Raccolte le istanze, infine, la prima firmataria del ddl, la leader di FdI Giorgia Meloni, si dice «disponibile a valutare correttivi, insieme alle categorie e ai rappresentanti dei professionisti».

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