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Equitalia, nuovo nome e meno liti sulle tasse ma la riforma ha tempi lunghi

Integrare totalmente Equitalia nell’Agenzia delle entrate, magari come una sorta di società in house. Oppure farne un soggetto terzo, autonomo dall’Agenzia, sotto il controllo diretto del ministero dell’Economia, sul modello americano dell’Irs, l’Internal revenue service, il servizio entrate del governo federale, responsabile anche della riscossione, di fatto un ufficio del dipartimento del Tesoro (idea molto sponsorizzata dal segretario di Scelta Civica e viceministro dell’Economia, Enrico Zanetti). Tra i due estremi, le ipotesi (e le fantasie) si moltiplicano.
Una cosa è certa: Equitalia non arriverà al 2018, come annunciato dal premier Renzi mercoledì sera rispondendo a un tweet, ma non sparisce. Anzi rinasce. Come (ancora) non si sa.
Palazzo Chigi frena sui tempi. Il dossier è allo studio, ma non imminente, conferma anche il ministero dell’Economia. D’altro canto il famoso riordino delle Agenzie fiscali, previsto dalla delega fiscale del 2014, non è mai davvero andato in porto. Il decreto legislativo, attuativo di quella stessa delega ed entrato in vigore il 22 ottobre scorso, doveva sciogliere il nodo. Ma non l’ha fatto. Lì si parla di «riassetto dei servizi», di «riorganizzazione», di «controllo amministrativo unico». Ma in realtà tutto è rimasto com’è. L’Agenzia fa pagare le tasse, Equitalia (partecipata al 51% dall’Agenzia e al 49% dall’Inps) riscuote da chi non le paga. E lo fa per conto di 6.721 enti. Nel 2015 ha recuperato 8,2 miliardi (da 7,4 nel 2014): la metà per conto dell’Agenzia, 2 miliardi tornati ai Comuni, il resto a Regioni, Province, consorzi, Inps, Inail e altri. L’annuncio di Renzi sulla sparizione di Equitalia riporta in campo il tema del riordino. Forse, a questo punto, inserito in uno dei decreti della riforma Madia già quest’estate.
Equitalia potrà dunque cambiare nome e assetto. Smettere di essere il braccio armato dell’Agenzia delle entrate. Ma sarà complicato rottamare la riscossione “coatta”. E non solo per gli 8 mila dipendenti di Equitalia (2.500 agli sportelli), tra l’altro tutti con contratti privati e non assunti per concorso come i colleghi dell’Agenzia, dunque difficile immaginare una loro fusione “giuridica”. Ma anche perché semplicemente uno Stato non può rinunciare a recuperare le tasse evase o dimenticate. Uno studio interno di Equitalia, fatto fare dal nuovo amministratore delegato Ernesto Maria Ruffini, dice che la riscossione esiste in tutta Europa: o co- me funzione interna al ministero dell’Economia oppure integrata con l’equivalente dell’Agenzia delle entrate o ancora delegata ai territori nei modelli federalisti.
In attesa della rivoluzione renziana, Ruffini ha già messo mano alla catena di comando. Da luglio sarà snellita, con l’abolizione di Equitalia Nord, Centro e Sud. Non più tre teste, ma una. Spariscono le tre società, saltano cda, collegi sindacali, organi di vigilanza. Una trentina di super poltrone, più qualche dirigente. Risparmi per 400 mila euro nel 2016, il doppio nel 2017. Nel frattempo, la campagna del fisco amico: gli sportelli dedicati a over 65 e imprese, la cartella arricchita con piani di rateizzazione quasi su misura e fino a micro-rate di 50 euro (e se le cartelle arrivano in estate c’è un mese in più), le ganasce fiscali che si sbloccano con il pagamento della prima rata. Equitalia cambia pelle. Presto dovrà cambiare nome e forse anche padrone.
Nel frattempo, il governo pensa di riaprire entro luglio i termini per pagare le tasse sui capitali tenuti illegalmente all’estero.

Valentina Conte

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