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Equitalia, nel mirino i grandi evasori

È l’ultimo anello della lunga filiera del contrasto all’evasione. E i numeri della riscossione 2016 dimostrano che la maggior parte degli 8,7 miliardi recuperati da Equitalia arrivano dai grandi debitori. Quasi il 55% degli introiti ottenuti dal concessionario proviene, infatti, da soggetti con debiti superiori ai 100mila euro. Una percentuale cresciuta sia rispetto al 2015 (53,8%) che sul 2014 (51,3%). Mentre proprio ieri è stato pubblicato in «Gazzetta Ufficiale» il Dl 36/2017 con la proroga al 21 aprile per la presentazione delle domande di rottamazione.
Nonostante le contestazioni per chi accerta e i recuperi per chi riscuote siano in aumento, la strada per sconfiggere l’evasione è ancora molto lunga. Come ribadito dal presidente della commissione sull’economia sommersa, Enrico Giovannini, ieri in audizione presso la bicamerale di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, il tax gap complessivo (considerando anche i contributi) è risultato in media di 110 miliardi di euro nell’arco temporale 2012-2014. Proprio in questo periodo – e qui sta il dato più preoccupante – la propensione all’evasione è salita dal 23,6 al 24,8 per cento. «I settori dove maggiore è l’evasione sono i settori a più bassa crescita di produttività», ha messo in evidenza Giovannini. Con il problema vero di una capillarizzazione su tutti gli ambiti della vita degli italiani. Nel dettaglio, il sommerso è al 30% nei servizi alle famiglie (sostanzialmente si tratta di colf e badanti), al 26% nel commercio, pubblici esercizi, al 24% nelle costruzioni, al 20% nei servizi alle imprese. Misurato in relazione alle imposte, il differenziale tra gli importi dovuti e quelli effettivamente pagati è pari al 57% per l’Irpef di imprese e professionisti, al 37% per l’Ires e circa al 30% per l’Iva.
Tornando, invece, alla più stretta attualità lo stesso Giovannini lancia un campanello d’allarme sull’abolizione dei voucher anche nell’ottica di frenare il ricorso al sommerso: «Occorre colmare il prima possibile questo vuoto legislativo in maniera tale da dare certezze sia ai lavoratori che alle imprese».
Non tutti i controlli però possono passare da verifiche one to one. Dalla fotografia presentata da Giovannini «circa 200mila soggetti sono verificati annualmente rispetto a 4 milioni di imprese» e questo «mostra che c’è un limite fisico alla possibilità di indagini in loco». Per questo l’amministrazione finanziaria punta sempre di più sull’analisi di rischio. E, come mette in risalto il presidente della commissione di vigilanza sull’Anagrafe tributaria Giacomo Antonio Portas (Pd), è di «fondamentale importanza di un sistema integrato ed unitario di banche dati nazionale che rappresenta ad oggi l’unico strumento in grado di contrastare efficacemente l’evasione fiscale. Tale strumento, avviato, sembra già dare i suoi frutti».
Va comunque evidenziato che rispetto alla fotografia 2012-2014 l’approccio antievasione e quello della riscossione sono già cambiati. Puntando molto di più sul dialogo e sulla prevenzione. Concentrando l’azione di contrasto sulle grandi frodi e mettendo nel mirino nei prossimi mesi l’evasione sulla digital tax.

Marco Mobili
Giovanni Parente

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