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Equitalia, ipotesi integrazione con le Entrate

Meno “coattiva” e più compliance. In sostanza, un addio alle maniere forti come pignoramenti, ganasce e ipoteche e ricerca della fedeltà fiscale del contribuente. È lo spirito con cui il Governo punta ad accompagnare l’addio a Equitalia. Un addio che è assolutamente certo dopo l’annuncio di Matteo Renzi secondo cui l’attuale agente per la riscossione è destinato a scomparire entro il 2018. Così come è certo, però, che qualcuno poi dovrà andare a recuperare le tasse non pagate. Basti pensare che nel 2015 oltre un quarto dei 14,9 miliardi incassati dalla lotta all’evasione da parte delle Entrate arrivano proprio dalla riscossione coattiva, ossia dall’azione portata avanti da Equitalia.
Tra le ipotesi circolate dopo le parole pronunciate mercoledì dal Presidente del Consiglio, c’è quella di una maggiore integrazione tra l’agente della riscossione e l’agenzia delle Entrate. In pratica, il modello adottato dai principali Paesi europei dalla Francia al Regno Unito, dove chi effettua controlli e accertamenti è lo stesso soggetto che poi si incarica di recuperare le somme evase. In Italia, invece, la scelta è stata quella di separare le due funzioni in un modello che ha visto i vecchi esattori rappresentati per lo più da aziende o rami d’aziende del mondo bancario cedere poi il posto a un soggetto unico a intero controllo pubblico (51% agenzia delle Entrate, 49% Inps) a metà degli anni Duemila (si veda l’articolo in basso).
L’ipotesi integrazione, però, presenta alcune grosse incognite. In primo luogo, i contratti dei circa 7mila dipendenti di Equitalia che sono “ereditati” dal sistema bancario e quindi hanno una modulazione e trattamenti economici diversi dai “cugini” che lavorano per l’amministrazione finanziaria. Cancellare un contratto bancario per quello pubblico esporrebbe la Pa a contenziosi certi. A tal proposito, Giulio Romani, segretario generale First Cisl, paventa il rischio di «inevitabili conflitti dannosi per l’intero Paese». Inoltre il passaggio automatico dal “privato” al pubblico non rispetterebbe la regola aurea dell’accesso attraverso selezione: «Bisognerebbe necessariamente fare un concorso», precisa Michele Gentile, responsabile settori pubblici Cgil.
In secondo luogo, Equitalia oggi riscuote le somme accertate dall’agenzia delle Entrate ma non solo. Perché svolge la stessa funzione, tra l’altro, anche per l’Inps (2,3 miliardi recuperati nel 2015), per oltre 6mila Comuni (550 milioni lo scorso anno) e per altri enti come Regioni, Casse di previdenza, Camere di commercio (altri 550 milioni). Proprio sui Comuni rischia di aprirsi una voragine, tanto è vero che il delegato Anci alla Finanza locale, Guido Castelli, si è affrettato a chiedere la proroga oltre il 30 giugno per l’affidamento della riscossione municipale a Equitalia.
In direzione diametralmente opposta va l’ipotesi formulata dal segretario di Scelta civica, Enrico Zanetti, secondo cui occorre separare nettamente l’attività di riscossione da quella dei controlli riportando la prima sotto la guida del ministero dell’Economia o di Palazzo Chigi.
Sulla scelta tra una possibile fusione e una maggiore indipendenza giocheranno un ruolo chiave i rapporti predisposte da Ocse ed Fmi sul sistema fiscale italiano e soprattutto sulle Agenzie fiscali. Rapporti che con ogni probabilità saranno resi noti solo dopo l’avvio del processo di attuazione della riforma Madia sulla Pa su questo specifico aspetto(articolo 8 della legge 125/2015). Il decreto dovrebbe arrivare entro l’estate prima della scadenza della delega. Nel riaprire i criteri della vecchia legge Bassanini, quest’ultima consente al Governo di riformare il sistema delle Agenzie concedendo più poteri alla Presidenza del Consiglio. Un processo che richiederà un confronto all’interno del Governo per decidere come saranno articolate le nuove competenze. E di certo la strada seguita per le Agenzie traccerà il solco anche per il futuro di Equitalia.

Marco Mobili
Giovanni Parente

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