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Equitalia dal volto umano meno sanzioni alle aziende Ma arrivano i rincari Imu

La questione fiscale rischia di essere la prima patata bollente del prossimo premier. Mentre da Equitalia giungono ulteriori segnali di disgelo sulle severe procedure della riscossione, sul fronte dell’Imu la partita dell’ammorbidimento dell’imposta sulla casa si prospetta più difficile e in molti Comuni già scattano nuovi aumenti.
Dopo il blocco da parte dei Equitalia dei pignoramenti sui conti correnti sui quali sono accreditati gli stipendi di pensionati e lavoratori dipendenti in debito con il fisco, ieri il direttore generale dell’Agenzia delle entrate Befera ha fatto nuove aperture, stavolta nei confronti delle aziende. In primo luogo ha annunciato che sta per emanare una direttiva per «semplificare» i controlli sui rimborsi Iva, dall’altra ha comunicato che le imprese che hanno commesso errori nel calcolo dell’imposta sostitutiva sui salari di produttività nel periodo febbraio-luglio del 2011, se hanno restituito entro fine anno gli importi dovuti, non saranno soggetti al pagamento di sanzioni.
Il tema di Equitalia, che evidentemente avverte le posizioni dei maggiori partiti favorevoli ad una svolta, resta tuttavia sempre in campo. Nonostante gli ammorbidimenti del governo Monti le «ganasce fiscali» scattano ancora sotto i 1.000 euro di debito inevaso se il pagamento non avviene entro i 120 giorni e l’ipoteca sulla casa, prima o seconda, può essere spiccata sopra i 20 mila euro. Altre questioni restano aperte sul piano delle procedure. «Molti contribuenti in debito con il fisco che ricevono un semplice «avviso bonario» di pagamento e chiedono di pagare a rate con sanzioni del 10 per cento, non ottengono risposta – spiega il tributarista Gianluca Timpone – e passati i 30 giorni canonici, si trovano iscritti a ruolo con il relativo pagamento di sanzioni più salate del 28 per cento».
Tornando all’Imu, il governo uscente ieri ha chiuso la porta ad eventuali cancellazioni o riduzioni del gettito dell’Imu a partire dal 2015 (quando terminerà il triennio di sperimentazione). Recependo di fatto le indicazioni di Bankitalia e Corte dei Conti preoccupate sulla «stabilità» del gettito dell’imposta a partire dal 2015, il ministero del Tesoro ha «corretto» il testo del Def dove si ipotizzavano due scenari, «con» e «senza» Imu. La differenza dei due scenari costa infatti 0,8 punti di Pil in termini di deficit e porterebbe l’indebitamento al 2,5 invece che all’1,7.
Nelle more i Comuni sono passati all’azione. Secondo quanto risulta da una prima ricognizione filtrata dalla Uil servizio politiche territoriali, quest’anno già tre città capoluogo hanno aumentato l’aliquota sulla prima casa (Napoli, Bologna e Asti), mentre per quanto riguarda la seconda casa a varare i rincari sono state sei città (Aosta, Asti, Ferrara, Pavia, Salerno e Treviso). Le sorprese non finiranno perché prima del 17 giugno (giorno del primo acconto del 50 per cento su tutti gli immobili) i Comuni potranno ancora ritoccare le aliquote (la data è il 16 maggio) in base a quanto contenuto nel decreto «salda-debiti» attualmente in esame in Parlamento e sul quale nel frattempo ieri sono piovuti 600 emendamenti.

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