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Equitalia, contraddittorio anche per i pignoramenti

Contraddittorio obbligatorio anche per le procedure della riscossione coattiva, con riflessi anche sul pignoramento presso terzi. Le Sezioni unite, con la sentenza 19667/2014 (si veda il Sole 24 Ore del Lunedì 13 ottobre scorso) in materia di iscrizione di ipoteca esattoriale, hanno portato a compimento un vero e proprio salto di qualità nell’applicazione degli istituti a tutela del contribuente.
Prima di questa pronuncia il contraddittorio aveva trovato ampie affermazioni giurisprudenziali, soprattutto con riferimento alla fase istruttoria che precede l’emissione dell’avviso di accertamento (si pensi ai precedenti in materia di studi di settore e Pvc). Per la prima volta, si è giunti al riconoscimento dei medesimi diritti del contribuente davanti all’agente della riscossione (in coerenza con il principio stabilito nell’articolo 17 della legge 212/2000, che ha da tempo esteso le garanzie dello Statuto dei diritti del contribuente ai concessionari della riscossione). Occorre, dunque, verificare se le procedure adottate dalle società di Equitalia rispettino questi principi.
Iscrizione di ipoteca
Il caso trattato dalla pronuncia 19667 è relativo all’iscrizione di un’ipoteca. Le Sezioni unite hanno affermato due principi di portata sostanzialmente interpretativa, e quindi retroattiva.
Il primo riguarda la natura meramente cautelare dell’ipoteca, che pertanto non può considerarsi appartenente alla fase propriamente esecutiva. Ne consegue tra l’altro che la disciplina legislativa del vincolo immobiliare – in termini di condizioni e di importi minimi iscritti a ruolo – deve ritenersi ab origine autonoma e distinta rispetto a quella afferente l’espropriazione immobiliare.
Il secondo chiarimento riguarda per l’appunto l’obbligo di far precedere l’iscrizione di ipoteca da un preavviso, recante l’invito a fornire delucidazioni entro il termine minimo di 30 giorni (si veda l’articolo in basso).
Fermo amministrativo
Le medesime regole operano per il fermo dei veicoli. Dal 21 agosto 2013 (data di entrata in vigore della legge 98/2013) la procedura prevista dall’articolo 86 del Dpr 602/1973 è stata completamente riscritta elevando a norma quella che prima era la prassi. Di conseguenza, oggi è sempre obbligatorio passare attraverso la notifica del preavviso di fermo, che contiene l’invito a pagare le somme dovute entro 30 giorni. La disciplina vigente è quindi in linea con il dettato delle Sezioni unite.
Le procedure esecutive
Non è chiaro, a prima vista, se gli effetti della sentenza possano toccare anche le procedure esecutive. Attualmente, se dalla cartella di pagamento è decorso almeno un anno senza che siano iniziati gli atti esecutivi, l’agente della riscossione deve notificare un’intimazione di pagamento, in base all’articolo 50 del Dpr 602/1973, con l’invito a pagare le somme dovute entro cinque giorni.
La spedizione di questa intimazione potrebbe svolgere le funzioni dell’invito al contraddittorio, ma occorrerebbe comunque prevedere il maggior termine di 30 giorni per rispondere all’avviso. Il dubbio, tuttavia, si alimenta se non è ancora decorso l’anno dalla notifica della cartella: in questo caso l’agente procede direttamente all’esproprio. In particolare, il pignoramento presso terzi talvolta viene addirittura attuato senza coinvolgere il debitore iscritto a ruolo.
Le nuove considerazioni della Corte, che appaiono di ampio respiro, sembrano idonee a ricomprendere qualunque attività che si traduca in atti o provvedimenti pregiudizievoli per il contribuente. Tanto che, secondo quanto affermato dalle Sezioni unite, il contraddittorio realizza, tra l’altro, il diritto di difesa costituzionalmente garantito. Pertanto, se la parte ha diritto a essere sentita prima dell’adozione delle misure cautelari, ancor più ciò deve essere garantito nei procedimenti espropriativi. Dunque, a prescindere dalla qualificazione giuridica (amministrativa o esecutiva) che si voglia dare alla fase espropriativa, l’agente della riscossione dovrebbe avere l’obbligo di notificare un’intimazione (prima di avviare gli atti esecutivi), anche se non è decorso ancora l’anno dalla notifica della cartella di pagamento. Il principio diventa ancor più valido quando, come accade nel pignoramento presso terzi, manca del tutto la vigilanza del giudice dell’esecuzione.
Di conseguenza, in assenza di un invito al contraddittorio, il contribuente dovrebbe impugnare l’atto di pignoramento presso terzi. In linea di principio, la cognizione dovrebbe essere del giudice ordinario. Se però il pignoramento è il primo atto ricevuto dal contribuente, la cognizione è della Commissione tributaria.

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