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Entro sei mesi l’autoriforma del Csm

Riforma, o meglio autoriforma del Csm, entro 6 mesi. Con un anticipo però sostanzioso: un plenum dedicato alla presentazione delle prime proposte con la presidenza del Capo dello Stato. La novità è emersa a latere del convegno dedicato alla riforma della giustizia svoltosi ieri a Roma nell’ambito del Salone della giustizia. Convegno cui hanno partecipato il ministro Andrea Orlando, il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, il presidente del tribunale di Roma Mario Bresciano e il vicepresidente del Cnf Francesco Logrieco.
Se uno dei tasselli ancora mancanti al disegno complessivo di interventi, anche solo a livello di progetto, è stata sinora la riforma del Consiglio superiore della magistratura, con un gruppo di lavoro prima annunciato al ministero con successiva virata sulle proposte di autoriforma da parte del Consiglio stesso, la giornata di ieri ha fatto un po’ di chiarezza. Legnini ha sottolineato come 6 mesi dovrebbero essere sufficienti, «ma bisognerà lavorare molto»; le priorità: riscrittura delle procedure regolamentari interne e valorizzazione delle buone pratiche per individuare criteri diversi per le progressioni in carriera e la nomina dei vertici degli uffici giudiziari. Un primo pacchetto di proposte dovrebbe finire entro l’estate in un plenum da svolgere con il presidente della Repubblica.
Orlando, dopo avere preso atto di quanto dichiarato in apertura di convegno da Bresciano («a Roma sinora non è stato concluso neppure un arbitrato»), ha rilanciato il tema degli incentivi a negoziazioni e arbitrati. A disposizione ci saranno 10 milioni, ma ancora manca un provvedimento nel quale collocare la misura: pare però escluso un nuovo aumento del contributo unificato. E, restando per una volta sul tema delle risorse, Orlando ha preannunciato l’assunzione entro la fine dell’anno di 2.000 amministrativi, su un gap complessivo che però ne conta 9.000. Professione di realismo sulla riqualificazione del personale, invocata con tanto di cartelli dai dipendenti della Giustizia nella sala stessa del convegno: «È importante, partiremo, ma non potremo farla per tutti da subito».
All’insegna del medesimo realismo, la “confessione” del ministro sul mancato esercizio della delega sulle pene alternative: «Avevamo già aperti i due fronti dell’archiviazione per tenuità del fatto e della chiusura degli Opg».
E sintonia tra Orlando e Sabelli su un tema non inedito, la relazione tra diritto ed economia, affrontato però in una chiave meno stantìa del solito diritto che rallenta l’economia. Il ministro, che ha rivendicato, tra il serio e il faceto, una formazione marxista, ha invitato a tenere alta la guardia in una fase in cui l’economia nelle dimensioni sovranazionali(i grandi gruppi) o problematiche (Stati retti da governi non democratici) di alcuni dei suoi protagonisti si svincola sempre più dalla giurisdizione. Un’economia che quasi non ha più bisogno di consenso e che ormai sembra andare oltre anche la tentazione di una giurisdizione privata a uso e consumo dell’impresa.
Forte infine la perplessità di Sabelli sulla proposta dei capi delle procure di Roma e Milano di limitare la possibilità di richiamare il testo delle intercettazioni nelle ordinanze cautelari.

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