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Entro giugno l’Ipo Facebook

di Marco Valsania

Facebook ha presentato ieri notte la documentazione per sbarcare in Borsa e dar vita al collocamento azionario più atteso sui mercati dai tempi di Google. L'initial public offering, che potrebbe valutare la società tra i 75 e i 100 miliardi di dollari, ha l'obiettivo iniziale di rastrellare cinque miliardi, battendo ogni record nei debutti azionari dei protagonisti di Internet. E non ha ancora una data esatta ma quasi, «probabilmente avverrà nel secondo trimestre».

Per preparare senza indugi il terreno allo sbarco, nel dossier S-1 inviato alla Sec, Facebook ha sollevato il sipario sulla sua performance da re dei social network: 845 milioni di utenti mensili e un fatturato l'anno scorso pari 3,71 miliardi di dollari. Il gruppo, che ha 3.200 dipendenti, nel 2011 ha anche generato utili per un miliardo, lievitati del 65 per cento. Il fondatore e amministratore delegato Mark Zuckerberg, in una lettera destinata a corteggiare potenziali investitori, ha sposato una strategia che punta ancora su innovazione e crescita: «Non creiamo servizi per fare soldi, facciamo soldi per creare migliori servizi». E rivendicato continuità con il suo disegno iniziale: «Facebook non era nato per essere un'azienda, ma per rendere il mondo più aperto».

Facebook, a otto anni dalla nascita nei pensionati studenteschi di Harvard, ammette però tutti i rischi e le sfide di business nel suo futuro: cita la crescente concorrenza di grandi rivali del calibro di Google e Microsoft come di nuovi protagonisti dei social media quali Twitter. «Facciamo i conti con significativa competizione in ogni aspetto della nostra attività», si legge nel documento. E un invito alla cautela affiora già nelle cifre rese note: il giro d'affari del 2011 ha quasi doppiato gli 1,97 miliardi del 2010 e si è diversificato (85% dalla pubblicità contro il 95% del 2010), ma è stato inferiore alle previsioni degli analisti, comprese tra 4 e 5 miliardi. La stessa scelta di un'Ipo da cinque miliardi anziché dieci, come filtrato in precedenza, può suggerire prudenza: il progetto sarebbe tuttora di emendare l'obiettivo a dieci miliardi, ma solo dopo aver sondato l'appetito degli investitori.

Una delle poche certezze: il 27enne Zuckerberg – il cui compenso annuale è stato 1,5 milioni ma che dal 2013 prenderà solo 1 dollaro alla Steve Jobs – rimarrà saldamente al comando: avrà in tasca il 57% dei diritti di voto. La sua quota del 28% di azioni ordinarie potrebbe inoltre trasformarlo immediatamente, sulla carta, in uno degli imprenditori più ricchi al mondo, con una fortuna da 28 miliardi di dollari. Altre certezze: il collocamento di Facebook ha già i primi vincitori tra i professionisti della finanza. Morgan Stanley guiderà l'Ipo e al suo fianco, a spartirsi prestigio e commissioni da forse mezzo miliardo, ci saranno Goldman Sachs, JP Morgan, Bank of America, Barclays e anche una boutique d'investimento quale Allen & Co.

Ancora da decidere, invece, è la borsa dove il titolo con il simbolo "FB" verrà quotato: è duello tra Nasdaq e Nyse, il primo intento a riaffermare la sua leadership nelle azioni tecnologiche e il secondo a riscattarsi dalla fallita fusione con Deutsche Börse. Ma in cerca di risposta, tra gli investitori, resteranno anzitutto gli interrogativi sulle prospettive di Facebook e i pericoli di bolle speculativa: se la sua capitalizzazione di mercato sarà di 100 miliardi varrà 25 volte il giro d'affari (la media per la Corporate America quotata è 1,4). La sostenibilità del modello di business e la fedeltà del popolo di Facebook restano da mettere alla prova. E le questioni irrisolte comprendono temi spinosi al di fuori dalla finanza, come la privacy degli utenti.
 

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