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Entro fine mese l’esclusiva per la cessione di Alitalia

Il governo punta ad accelerare sulla cessione di Alitalia. L’obiettivo è quello di individuare entro la fine di gennaio tra i tre pretendenti – le compagnie Lufthansa, easyJet e il fondo americano Cerberus – il candidato da chiamare al tavolo per negoziare in esclusiva.
È questo il percorso tracciato già da tempo dal ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, che ieri a livello puramente indicativo ha fatto riferimento ad un timing più stretto: «Abbiamo sul piatto tre offerte – ha ribadito -. I commissari, già immagino alla fine di questa settimana o all’inizio della prossima, diranno quale di queste offerte è la migliore, quindi con chi si può iniziare a fare la negoziazione in esclusiva». Oggetto della trattativa saranno gli «esuberi, i costi per lo Stato e ovviamente la validità di un progetto industriale dal punto di vista delle connessioni aeree» ha aggiunto il ministro, «come italiani, quello che ci interessa è avere delle connessioni». Sui tre nomi Calenda ha ribadito di «non avere preferenze, per me la questione è molto oggettiva e la valutazione sarà fatta sui numeri». Ma la cessione non va rinviata, perché nonostante il prestito ponte sia lievitato a 900 milioni di euro, e in gran parte le risorse siano ancora nelle disponibilità dei tre commissari, «Alitalia non ce la fa da sola, basta un aumento del prezzo del carburante o anche semplicemente il fatto di entrare nella bassa stagione che si bruciano soldi. Abbiamo bisogno che questa storia di Alitalia trovi una conclusione».
Sono due gli scenari che si aprono. Nel primo Calenda punta ad aprire un negoziato in esclusiva con l’investitore che avrà presentato l’offerta migliore entro fine mese, per avviare il percorso ben prima delle elezioni. Con il negoziato in esclusiva, peraltro, verrebbe meno anche la scadenza del 30 aprile per trattare miglioramenti nell’offerta. C’è poi un secondo scenario. Nelle intenzioni del ministro c’è anche la firma dell’intesa con il nuovo acquirente prima del voto, ma questo obiettivo pur fattibile in via teorica potrebbe scontrarsi con difficoltà “politiche”. Qualsiasi delle tre opzioni dovesse prevalere, infatti, produrrebbe un sensibile taglio degli organici e le migliaia di esuberi tra gli attuali 11.500 dipendenti inevitabilmente avrebbero un impatto sulla campagna elettorale. Lufthansa ed easyJet guardano con interesse solo all’Aviation, resterebbero fuori dal perimetro aziendale i 3.100 dipendenti dell’handling, oltre ad un numero imprecisato di esuberi tra lo stesso trasporto aereo, inoltre la stessa sorte dei 1.600 dipendenti oggi in Cigs (di cui 300 in Cigs a zero ore) pare molto incerta. Anche con Cerberus assai difficilmente si potrebbe confermare l’attuale perimetro. I sindacati già si fanno sentire: «Indipendentemente da chi sarà l’acquirente – afferma Fabrizio Cuscito (Filt-Cgil) -chiediamo un piano industriale di sviluppo ed il mantenimento dei livelli occupazionali e retributivi in Alitalia e nell’indotto aeroportuale».
Per il vero e proprio passaggio di consegne, poi, si prevede debbano passare ulteriori 4-6 mesi, necessari per ottenere il via libera dall’Antitrust. Si arriverebbe, dunque, a ridosso del 30 settembre che è il termine per la restituzione del prestito ponte che, maggiorato degli interessi, si avvicina a 990 milioni da rimborsare.
Intanto Lufthansa, che saltata l’acquisizione della compagnia Niki si trova con un surplus di liquidità, annuncia che assumerà oltre 8mila nuovi dipendenti, la metà tra il personale di cabina (900 piloti). Circa 2.700 nuovi posti di lavoro riguardano la controllata Eurowings, parte dei nuovi dipendenti dovrebbe arrivare dall’insolvente Air Berlin.

Giorgio Pogliotti

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