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Entrate, nuovo rischio-blocco

Il grande gioco dell’oca delle Entrate rimanda tutti al punto di partenza. Si ricomincia da un anno e mezzo fa: era il 17 marzo 2015 quando la Corte costituzionale cancellò la norma che aveva consentito di prorogare nel tempo il conferimento di incarichi dirigenziali a funzionari senza passare dai concorsi. Ora la situazione venutasi a creare dopo la sospensione del concorso a 175 dirigenti decisa dal Consiglio di Stato (la stessa sezione che a inizio dello scorso mese di ottobre aveva chiesto di fare il concorso senza corsie privilegiati per gli ex «incaricati») riecheggia nuovamente il pericolo di un blocco o comunque di un rallentamento dell’attività dell’Agenzia. Anche perché riconoscendo che «le ragioni dei ricorrenti sono apprezzabili favorevolmente sotto il profilo del danno grave ed irreparabile, tutelabile adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito» i giudici di Palazzo Spada chiedono che si tenga conto del percorso e del ruolo ricoperto dai funzionari che per anni hanno ricoperto ruoli dirigenziali pur non avendo superato una prova d’esame. Detto in altri termini, si gettano le basi per una stabilizzazione di questi funzionari. Ed è qui che si torna al punto di partenza perché il Consiglio di Stato sembra andare contro la decisione della Consulta, ipotizzando una stabilizzazione che i giudici costituzionali avevano bocciato con la sentenza 37/2015.
Da questo scontro giurisprudenziale la sola strada che sembra rimanere aperta per il Governo e anche per le Entrate è la proroga delle posizioni organizzative temporanee (pot), ovvero la soluzione-ponte che era stata escogitata l’anno scorso per arrivare al 31 dicembre 2016 in attesa di completare i concorsi per dirigenti. In sostanza, una proroga delle posizioni temporanee che era alla base della bocciatura della Corte costituzionale. Del resto, finché non si pronuncerà il Tar nel merito della questione della selezione dei 175 dirigenti il bando non è modificabile in alcuna direzione (e lo stesso discorso vale per l’altra selezione a 403 posti, che finora non è mai partita). Una querelle giudiziaria destinata ancora ad andare avanti. Il 6 ottobre il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi sui due ricorsi di Dirpubblica sempre sul concorso a 175 dirigenti e sulle Pot.
In tale scenario, vanno attentamente soppesate le ragioni contrapposte di chi chiede la tutela dei propri interessi. Da un lato, i funzionari «decaduti» che pretendono di veder riconosciuta l’esperienza maturata ai vertici degli uffici in base a norme che consentivano la prassi dei ruoli dirigenziali senza concorso. Inoltre, chi si è visto dare ragione al Consiglio di Stato con l’ordinanza cautelare sottolinea la necessità di non tagliare fuori dalla selezione a 175 posti i funzionari che al momento del bando datato 2010 non avevano presentato domanda o per ragioni di mancata anzianità o perché provenivano dall’ex agenzia del Territorio. Dall’altro lato, invece, ci sono i dirigenti ritenuti idonei a seguito di concorsi presso altre pubbliche amministrazioni che a gran voce – anche sui social network – chiedono di essere chiamati presso l’Agenzia nel rispetto di un criterio meritocratico in quanto vincitori di una selezione pubblica.
Il problema, però, sono le attività dell’Agenzia che rischiano di essere frenate. In ballo c’è una fine d’anno con la voluntary disclosure «1.0» da concludere e l’obiettivo dei 15 miliardi di recupero da lotta all’evasione da raggiungere. Senza dimenticare gli istituti introdotti dalla delega fiscale: interpello sui nuovi investimenti e cooperative compliance.
Ecco perché i professionisti chiedono soluzioni in tempi rapidi. «È opportuno che la politica prenda in mano la situazione e risolva in modo definitivo una questione che riguarda le entrate dello Stato» precisa Gerardo Longobardi, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti (Cndcec). «C’è bisogno di una soluzione politica che dia certezza nel rispetto dei diritti individuali e che dia piena operatività alla macchina finanziaria» sostiene Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro.

Marco Mobili
Giovanni Parente

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