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Entrate, Padoan «conferma» Orlandi

Diventa un caso politico il maxi-ricorso contro lo Stato presentato da 400 funzionari declassati dell’agenzia delle Entrate dopo la sentenza della Corte costituzionale che lo scorso marzo ha giudicato illegittime le promozioni effettuate (sono 767 i dirigenti coinvolti, si veda «Il Sole 24 Ore» di venerdì scorso). Ieri il ministero dell’Economia, in una lunga nota, dopo aver ribadito l’impegno del Governo nel contrasto all’evasione fiscale con un modello «cambiato alla radice», ha riconosciuto «immutata stima nel direttore, Rossella Orlandi», impegnata con lo stesso ministero «nell’attività di rafforzamento organizzativo e operativo dell’Agenzia». Poco dopo la nota del Mef, è intervenuto da Lima, dove si trova per un viaggio ufficiale, anche il premier, Matteo Renzi, che pur senza citare direttamente la Orlandi ha riaffermato la svolta impressa sul fronte del contrasto all’evasione. Nell’ultimo anno e mezzo – ha dichiarato Renzi – siamo riusciti a dare una svolta grazie all’innovazione tecnologica» come con la dichiarazione precompilata. «Con un click abbiamo trovato 220mila nostri connazionali che si erano, diciamo così, “dimenticati” di pagare le tasse». Renzi si è poi messo in contatto telefonico con Padoan, per fare un punto sulla delicata situazione.
L’intervento del dicastero guidato da Pier Carlo Padoan è arrivato nel pieno di una giornata fitta di reazioni – dentro e fuori il Parlamento – all’uscita del sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, il quale in un’intervista aveva parlato di «dimissioni inevitabili» della Orlandi. Nodo della vicenda è come uscire dall’impasse che s’è creata ai vertici dell’Agenzia, con Zanetti che ha attaccato la Orlandi chiedendo di procedere con un concorso perché «non si può consentire a questi dirigenti di tornare ai loro posti senza concorso». In serata Zanetti, che è anche segretario di Scelta Civica, ha chiesto un chiarimento politico «dirimente e chiarificatore»?con Renzi e Padoan, richiesta ribadita nell’intervista al nostro giornale.
Nel comunicato ministeriale, oltre al riferimento all’iniziativa di rilancio dell’Agenzia anche grazie al contributo delle valutazioni chieste a Fmi e Ocse con l’obiettivo di raggiungere un «rapporto cooperativo tra contribuenti e amministrazione fiscale», si elencano le diverse novità introdotte nei 20 mesi di azione del Governo: attuazione della delega fiscale, incrocio delle banche dati, dichiarazione dei redditi online precompilata, fatturazione elettronica, reverse charge e split payment, accordi bilaterali, accordi multilaterali, voluntary disclosure. Vale ricordare che nella Nota di aggiornamento al Def si stimano per quest’anno incassi dal contrasto alla sola evasione erariale per 11,8 miliardi, il 29% in più rispetto alle medie registrate negli anni 2012-2014 sulla base degli ultimi dati di agosto. L’agenzia delle Entrate, conclude il ministero, svolge un ruolo cruciale. E le «competenze maturate e consolidate dal personale e dalla dirigenza costituiscono un patrimonio che il Governo intende salvaguardare».
Tra le reazioni politiche più pesanti all’intervista di Zanetti, nella mattinata era arrivata quella di Roberto Speranza, della minoranza Dem: «Ancora un segnale preoccupante che nel Governo c’è chi lavora per allargare le maglie della lotta all’evasione fiscale». Mentre Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, ha sollecitato una «norma ponte» per risolvere la situazione che si è determinata a capo dell’Agenzia. Mentre Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro del Senato, ha chiesto un rinnovo dell’amministrazione fiscale «per una nuova politica di prevenzione e contrasto». Sul fronte delle opposizione i deputati di M5S hanno parlato di «guerra per bande» di cui sarebbe ostaggio la macchina fiscale italiana, mentre per i sindacati la Cisl ha chiesto che venga «preservata e rafforzata l’autonomia dell’Agenzia».
In campo anche le sigle sindacali che rappresentano i dirigenti pubblici. L’Unadis, che ha presentato i ricorsi al Tar e all’Ue, ha fatto sapere che «è a lavoro su un pacchetto di emendamenti su cui solleciterà tutti i gruppi parlamentari». Con la loro collaborazione si vuole proporre una soluzione «in linea con l’ordinamento nazionale, sovranazionale e senza sentenza della Consulta, per vedere riconosciuto il ruolo di quanti hanno i requisiti, tra cui oltre tre anni di attività nella posizione rivendicata», ovvero circa 400-500 persone. Sebastiano Callipo, segretario generale Confsal Salfi, ha invece indicato il pericolo del confronto-scontro che si è aperto: «Le lavoratrici e i lavoratori del sistema agenziale invitano i “duellanti” di turno – ha scritto in una nota- ad avere ben presente la pericolosità del deviato messaggio che si trasmette ai cittadini contribuenti e da ultimo ai dipendenti dell’agenzia delle Entrate, forse confusi, smarriti e senza riferimenti, di certo poco motivati e probabilmente in attesa di ben altri segnali di responsabilità».
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