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Entrate da energia agroforestale: tassato il 25 per cento

Stretta fiscale sulle energie alternative agroforestali. L’articolo 22 del decreto Renzi in materia colpisce i redditi derivanti dall’attività di produzione di energie svolta da imprenditori agricoli con una percentuale di redditività pari al 25% dell’ammontare dei corrispettivi registrati ai fini dell’Iva. Pertanto, con effetto dal periodo d’imposta 2014 (in corso al 31 dicembre 2013) le predette attività non rientrano più nel reddito agrario. La modifica normativa incide sul comma 423, articolo 1, legge 266/2005. Questa disposizione prevede che la produzione di energia elettrica e calorica oltre al carburante e prodotti chimici ottenuti da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche rappresenta un’attività agricola connessa ex articolo 2135 del Codice civile e si considera produttiva di reddito agrario. Affinché un’attività di trasformazione rientri in agricoltura è necessario che i prodotti vengano ottenuti prevalentemente sul fondo o nell’allevamento.
Relativamente all’energia elettrica da fotovoltaico generata dalla luce del sole, che non può avere origine dall’attività agricola, la circolare 32/E/2009 ha fissato i requisiti minimi affinché la predetta attività possa rientrare nel reddito agrario. Rispettati quindi il requisito della prevalenza dei prodotti necessari per produrre energia e quelli previsti in via amministrativa per il fotovoltaico, queste attività finora non erano tassate in base al reddito effettivo ma su base catastale.
Sotto il profilo soggettivo la produzione di energie da risorse agroforestali o fotovoltaiche finora rientrava nel reddito agrario naturalmente per le imprese agricole individuali, società semplici ed enti non commerciali, mentre per le altre società (snc, sas, srl e coop) era necessaria l’opzione ai sensi dell’articolo 1, comma 1093, legge 296/2006 riservata alle società agricole ex Dlgs 99/2004.
La nuova norma che prevede la determinazione del reddito in via forfetaria nella misura del 25% dell’ammontare delle operazioni soggette a registrazione ai fini dell’Iva, non fa differenziazione soggettiva ma riguarda tutti gli imprenditori agricoli (imprese individuali, società di persone o di capitali). Questa circostanza toglie l’imbarazzo di procedere a trasformazioni dei soggetti societari in forme a regime fiscale agevolato come era accaduto nel 2013 quando la tassazione catastale era stata abrogata (ma successivamente ripristinata) per le sole società diverse dalla società semplice. L’intento del legislatore di tassare il 25% dei ricavi lordi è chiaro anche se il dettato normativo presenta delle anomalie.
Il riferimento ai corrispettivi registrati ai fini Iva esclude dalla tassazione la tariffa incentivante percepita dal GSE (Gestore servizi elettrici) per gli impianti fotovoltaici. Infatti tale provento, che rappresenta almeno i tre quarti dei ricavi, non è soggetto a Iva in quanto si tratta di contributo in conto esercizio (circolare 46/E/2007 ); dal 5° conto energia invece l’intero corrispettivo è soggetto ad Iva.
Inoltre il legislatore ha adottato la formulazione della norma simile a quella prevista per le attività connesse (articolo 56 bis, Tuir) che riguarda le persone fisiche e società semplici, mentre la produzione di energia in agricoltura viene svolta da molte società agricole (principalmente srl) che tengono le scritture contabili imputando nel conto economico i ricavi per competenza. Appare anomalo, nella fattispecie, fare riferimento ai corrispettivi Iva quando possono essere più correttamente individuati i ricavi contabilizzati. A meno che il regime forfetario non si applichi in via interpretativa a questi soggetti come avviene per le altre attività agricole connesse.
Il regime forfetario di determinazione del reddito pari al 25% dei corrispettivi registrati ai fini Iva non è obbligatorio. Infatti nel comma 423, legge 266/2005 resta salva la facoltà di optare per la determinazione del reddito nei modi ordinari (differenza fra costi e ricavi). Peraltro le disposizioni contenute nel Tuir relative alle attività agricole connesse prevedono la percentuale di redditività forfetaria del 25% per i servizi e del 15% per le cessioni di beni; nel caso della produzione di energia sarebbe più appropriata questa seconda percentuale. Le nuove regole devono essere considerate in sede di determinazione degli acconti per il periodo di imposta 2014 e quindi già nel prossimo mese di giugno, le imprese agricole che producono energie devono iniziare a pagare il nuovo balzello.

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