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Entra nel vivo la querelle sulla mediazione obbligata

Entra nel vivo la querelle sulla mediazione obbligatoria. Ieri, infatti, si è svolta l’udienza in Corte costituzionale sulla legittimità del dlgs n. 28/2010, mentre per oggi è prevista la riunione della Consulta in camera di consiglio, dove i giudici inizieranno a discutere nel merito le questioni di legittimità sollevate sollevata dall’Organismo unitario dell’avvocatura e da altre sigle di categoria (si veda ItaliaOggi di ieri).

Nella mattinata di ieri, invece, ha aperto l’udienza il relatore Alessandro Criscuolo e sono poi intervenuti il ministero della giustizia, che ha sostenuto l’interesse generale perseguito dalla normativa, e i legali delle parti in causa: ovvero l’Oua e Adr Center.

Infine, l’Avvocato dello stato ha difeso l’impianto normativo della conciliazione obbligatoria. Ricordiamo che la Consulta si dovrà pronunciare sulla legittimità costituzionale ed eventuale eccesso di delega (artt. 24 e 77 della Costituzione, in relazione all’art. 60 della legge n. 69/2009) riguardo la configurazione del preventivo esperimento del procedimento di mediazione come condizione di procedibilità della domanda giudiziaria, e la prevista abilitazione degli enti pubblici o privati che diano garanzie di serietà ed efficienza a costituire gli organismi deputati a gestire il procedimento di mediazione.

Le altre parti in causa, invece, sono composte dall’Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori, dall’Associazione degli avvocati romani e Agire e informare, dal Consiglio dell’ordine degli avvocati di Firenze, dall’Unione delle camere civili. Ad adiuvandum il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Milano, mentre ad opponendum ci sono la Società italiana conciliazione mediazione e arbitrato, l’Associazione nazionale mediatori e conciliatori, Assomediazione e Unioncamere.

Sulla sentenza della Consulta si sbilancia Lorenza Morello, presidente di Avvocati per la mediazione. «Sono ottimista», ha detto, «il relatore, dalle argomentazioni che ha addotto, lascia evincere che la Consulta non può permettersi di ribaltare quello che è un sistema garantito ormai non solo a livello europeo. Anche gli imprenditori», continua, «si stanno muovendo per la mediazione. Ormai tutti riconoscono infatti che gli investitori esteri non vengono in Italia perché una causa costa troppo».

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