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Enti, viatico per le assunzioni

Salta l’obbligo per gli enti locali di ridurre l’incidenza della spesa di personale sulla spesa corrente. La novità, contenuta, nel testo del decreto appena varato dal governo, elimina una serie di storture che penalizzavano le amministrazioni più virtuose e favorisce le nuove assunzioni.

Nel dettaglio, l’art. 16 del provvedimento (ma la numerazione potrebbe ancora cambiare) abroga la lettera a) dell’art. 1, comma 557, della l 296/2006 (legge finanziaria 2007). Tale norma è stata interpretata dalla Corte dei conti (si vedano, in particolare, le deliberazioni della sezione delle autonomie nn. 16/20216 e 27/2015) in senso fortemente restrittivo, come se imponesse agli enti di ridurre, oltre che l’aggregato della spesa di personale, anche la sua incidenza sulla spesa corrente complessiva. Il parametro per verificare il rispetto dell’obbligo era rappresentato «in modo statico» dalla media registrata nel triennio 2011-2013.

Tale lettura ha posto numerose e rilevanti criticità: ad esempio, se negli anni benchmark si sono sostenute spese di natura eccezionale o non ricorrente e poi le uscite sono tornate al loro livello fisiologico, rispettare l’obiettivo può essere complicato. E la stessa cosa accade se un ente decide (magari per migliorare efficacia ed efficienza) di esternalizzare un servizio prima svolto in forma diretta. Comune a tutte le amministrazioni è poi il problema (nato con l’armonizzazione contabile) del fondo crediti di dubbia esigibilità: esso non è oggetto di impegno e genera un’economia di bilancio che confluisce nel risultato di amministrazione come quota accantonata e conseguentemente non assume rilevanza nella determinazione del denominatore del rapporto spesa del personale/spesa corrente.

Gli stessi giudici contabili hanno stigmatizzato tali «distonie», ma hanno anche evidenziato che, per correggerle, occorreva un intervento del legislatore, che adesso è finalmente arrivato.

Se il correttivo verrà confermato, le p.a. locali avranno come unico vincolo quello di non spendere per i propri dipendenti più di quanto impegnato nel triennio di riferimento (2011-2013), mentre non dovranno più ridurre anche il rapporto spesa di personale/spesa corrente. Solo chi non rispetta il primo target, quindi, incapperà nel divieto di reclutare nuovi lavoratori.

Si tratta di un importante viatico soprattutto per la capacità assunzionale dei comuni, che a questo punto attende solo le sblocco (dato per imminente) conseguente alla chiusura della procedura di ricollocazione degli esuberi provinciali.

Da segnalare, sempre a favore dei sindaci, anche l’art. 1 del decreto, che ridistribuisce i risparmi sugli accantonamenti del fondo di solidarietà comunale degli ultimi due anni (pari a circa 26 milioni) ai comuni maggiormente penalizzati dall’applicazione come criterio di riparto dei fabbisogni standard, replicando un’analoga misura prevista nel 2015. Sancita, infine, l’applicazione a regime del correttivo statistico per limitare le variazioni, in aumento o in diminuzione, delle risorse attribuite a ciascun comune.

Matteo Barbero

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