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Enti non profit come le imprese

Le imprese sociali potranno distribuire dividendi. Il divieto, che resta in piedi per gli enti non profit, non si applicherà alle imprese private che operano per finalità di interesse generale. Ma la remunerazione del capitale sociale e la ripartizione degli utili saranno assoggettate a condizioni e limiti massimi, «differenziabili anche in base alla forma giuridica adottata dall’impresa, in analogia con quanto disposto per le cooperative a mutualità prevalente». In modo da assicurare che la maggiore fetta di utili venga destinata al conseguimento degli obiettivi sociali. Gli enti non profit dovranno essere trasparenti sull’utilizzo dei fondi del 5 per mille. E potranno finanziarsi con la raccolta di capitali di rischio (crowdfunding) e anche attraverso l’assegnazione di immobili pubblici inutilizzati.

In arrivo il Codice del Terzo settore che metterà ordine nella normativa in materia di non profit, coordinando le disposizioni esistenti e abrogando quelle espressamente citate. Il nuovo Codice riorganizzerà il sistema di registrazione degli enti istituendo il registro unico del Terzo settore che sarà tenuto dal ministero del lavoro e delle politiche sociali. Iscriversi al registro sarà obbligatorio per tutti gli enti che si avvalgono di fondi pubblici o privati, nonché di fondi europei. Per fondazioni e associazioni è in arrivo una procedura semplificata per il riconoscimento della personalità giuridica e specifici obblighi di trasparenza e pubblicità dei bilanci e degli altri atti fondamentali da realizzarsi mediante pubblicazione sui siti internet istituzionali degli enti.

Sono alcune delle novità del disegno di legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e del servizio civile universale che, dopo un lungo e complesso iter parlamentare, è stato approvato in tarda serata dalla Camera dei deputati. Il ddl (si veda ItaliaOggi Sette del 4 aprile scorso) è stato approvato dal consiglio dei ministri quasi due anni fa (10 luglio 2014) ma il primo sì da parte della camera è arrivato solo il 9 aprile 2015. Poi il provvedimento è passato a palazzo Madama che l’ha tenuto in gestazione quasi un anno arrivando all’approvazione con modifiche lo scorso 30 marzo. Il testo è poi tornato a Montecitorio per l’approvazione definitiva.

Finalità. La riforma, come recita l’art.1 del ddl delega, punta a sostenere «l’autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune e a elevare i livelli di coesione e protezione sociale favorendo l’inclusione e il pieno sviluppo della persona». Il Terzo settore viene definito come «il complesso degli enti privati costituiti con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale che, senza scopo di lucro, promuovono e realizzano attività d’interesse generale, mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi». Viene tuttavia precisato che non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati e le associazioni professionali di categoria. Escluse dall’ambito di applicazione del ddl anche le fondazioni bancarie.

Associazioni e fondazioni. In materia di associazioni e fondazioni i decreti attuativi della delega dovranno riformare l’attuale disciplina del codice civile puntando soprattutto a semplificare il procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica. Novità in arrivo anche in materia di trasparenza. Dovrà essere assicurata la massima trasparenza dei bilanci e degli altri atti fondamentali dell’ente anche attraverso la loro pubblicazione sul sito internet istituzionale.

Alle associazioni e fondazioni che esercitano stabilmente attività di impresa si applicheranno le norme del codice civile in materia di società e di cooperative in quanto compatibili. Ammessa anche la trasformazione diretta e la fusione tra associazioni e fondazioni.

Impresa sociale. Il ddl definisce l’impresa sociale come «l’organizzazione privata che svolge attività d’impresa per finalità di interesse generale e destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell’oggetto sociale». L’impresa sociale dovrà adottare «modalità di gestione responsabili e trasparenti» e favorire «il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati». Saranno i decreti attuativi a individuare i settori in cui può essere svolta l’attività d’impresa nell’ambito delle attività di interesse generale.

Come detto, le imprese sociali potranno distribuire utili e dividendi a condizione che siano destinati prevalente al conseguimento dell’oggetto sociale, e comunque nei limiti massimi previsti per le cooperative a mutualità prevalente. Le imprese sociali saranno tenute alla redazione del bilancio e dovranno nominare uno o più sindaci con funzioni di vigilanza. Le cooperative sociali ed i loro consorzi acquisiranno di diritto la qualifica di impresa sociale.

Agevolazioni. I decreti attuativi della delega opereranno un restyling dell’istituto del 5 per mille finalizzato a realizzare più trasparenza sull’utilizzo delle somme devolute agli enti non profit. Che potranno finanziarsi con la raccolta di capitali di rischio (crowdfunding) e anche attraverso l’assegnazione di immobili pubblici inutilizzati. I dlgs metteranno mano anche ai regimi fiscali di favore goduti dagli enti del Terzo settore.

Francesco Cerisano

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