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Enti camerali pronti a cambiare

In questi giorni è in esame in Parlamento il disegno di legge sulla Riforma della p.a., destinato ad accelerare il processo di modernizzazione della macchina amministrativa pubblica. Una riforma che è urgente per il paese e per le imprese. I dati che abbiamo ci dicono che c’è bisogno per le imprese di un’amministrazione dedicata e efficiente come sono le camere di commercio. Se è vero, come è vero, che in Italia i tempi per l’avvio delle imprese si sono dimezzati rispetto al 2005, come risulta dai dati del Doing Business 2014, è infatti anche grazie al contributo che su questi temi ha dato negli anni il Sistema camerale. Un Sistema che ha dimostrato quindi di funzionare bene, ma che certo può essere ottimizzato ulteriormente. Per questo il provvedimento contempla anche il riordino delle camere di commercio, i cui principi sono stabiliti all’articolo 9.

Le camere di commercio, lo voglio sottolineare, sono pronte a sostenere un progetto organico di riforma ma chiediamo chiarezza su compiti, funzioni e sistema di approvvigionamento delle risorse. Siamo infatti convinti che sia imprescindibile procedere a una riforma che valorizzi le specificità del Sistema camerale, affinché possa diventare uno strumento di sviluppo ancora più efficace ed efficiente al servizio del paese. Tanto è vero che abbiamo già avviato su base volontaria un cammino di riorganizzazione degli enti camerali e che auspichiamo possa essere rafforzato sulla base di provvedimenti legislativi. Per questo siamo disponibili a ridefinire le circoscrizioni territoriali coerentemente ai primi processi di accorpamento che porteranno a una significativa riduzione del numero delle camere. Un cammino che intendiamo percorrere nel rispetto dell’equilibrio economico e della salvaguardia del legame qualificante con i territori che tenga conto delle caratteristiche e delle specificità geoeconomiche territoriali.

Tuttavia desta una forte preoccupazione la ipotizzata eliminazione del diritto annuale a carico delle imprese. Perché in assenza delle entrate legate al diritto annuale, gli enti camerali, diventerebbero – di fatto – quegli enti «inutili» che oggi non sono. Vale la pena ricordare a questo proposito che il Sistema camerale è già stato oggetto di un drastico taglio della sua principale fonte di finanziamento. Il diritto annuale infatti sarà dimezzato entro il 2017, ma già il prossimo anno verrà decurtato di più di un terzo come disposto dal decreto sulla p.a. dello scorso agosto. Un fatto che mette a rischio gli investimenti che le camere di commercio riversano per la promozione e sviluppo di imprese e territori e che stimiamo produrrà effetti recessivi sulle economie locali per 2.500 milioni di euro a partire dal 2017 e potenziali esuberi di personale per oltre 2.500 unità. Tutto questo a fronte di un esiguo risparmio effettivo per le imprese pari a circa 63 euro, ovvero poco più di 5,25 euro al mese.

È proprio per schivare un simile pericolo che, pur condividendo la necessità di rivedere il modello di finanziamento, chiediamo un sistema che dia certezza dei criteri di approvvigionamento delle risorse. Prendendo spunto da alcuni sistemi camerali europei si potrebbe collegare parte delle entrate alle attività destinate alla collettività delle imprese e parte a servizi a domanda individuale. Anche per questo siamo disponibili a operare una revisione dei nostri compiti e funzioni. Ma per fare le cose nel verso giusto, occorrerà partire dalla valorizzazione del complesso delle competenze che sono già in capo alle camere di commercio e che ci vedono in un ruolo trasversale di affiancamento, accompagnamento e supporto nei diversi ambiti della semplificazione, della regolazione e del sostegno alla competitività delle imprese.

In questo senso appare del tutto ingiustificata la proposta di affidare al Mise il registro delle imprese che funziona benissimo e deve restare di competenza delle Camere di commercio. È infatti grazie a noi che oggi è divenuto un modello di eccellenza in Europa e costituisce l’architrave su cui si fonda tutto il complesso delle funzioni di certezza e rispetto delle regole per il mercato. In materia di semplificazione poi per esempio, prendendo le mosse dalle attività che già realizziamo per la gestione del portale impresainungiorno.gov.it e, in caso di delega da parte dei comuni, del Suap, le camere possono diventare dei veri e propri agenti della semplificazione e, costituire, un punto unico di accesso alla p.a. da parte dei soggetti che svolgono attività economiche. Allo stesso tempo la riforma dovrebbe costituire un’occasione importante per rafforzare anche quegli ambiti di attività delle Camere in tema di orientamento al lavoro e di certificazione delle competenze, di promozione dei sistemi imprenditoriali e dei territori in Italia, e, all’estero come sportello di ingresso per le pmi che vogliono esportare, evitando inutili sovrapposizioni. Noi siamo pronti a migliorare per essere una vera «Casa delle imprese», come da sempre siamo considerati dagli imprenditori italiani, al fianco della «Casa del Governo», così come è definito il nuovo ufficio territoriale dello Stato. All’Esecutivo e al Parlamento spetta ora non perdere questa occasione nell’interesse del Paese.

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