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Ente mutualistico allineato

Ritenuta a titolo d’imposta al 26% e limitazione dell’ammontare deducibile, in capo all’ente mutualistico costituito tra dipendenti della pubblica amministrazione, per gli interessi erogati sui prestiti eseguiti dai soci-persone fisiche. Questa la risposta fornita, ieri, dall’amministrazione finanziaria, tramite il sottosegretario all’economia Enrico Zanetti, nell’ambito del question time che si è svolto in commissione finanze alla camera, all’interrogazione dell’onorevole Alessandro Pagano (Ncd), avente a oggetto il regime fiscale degli interessi versati dai soci agli enti mutualistici e società cooperative.

Preliminarmente, Zanetti ha fatto presente quanto ricordato dall’Agenzia delle entrate, cioè che il «prestito sociale», di cui all’art. 12, legge 127/1971, ha una propria peculiarità, giacché deve essere eseguito a favore delle società cooperative e loro consorzi alle condizioni indicate dall’art. 13, dpr 601/1973, come modificato dall’art. 10, legge 59/1992 e che, dal punto tributario, ha goduto da sempre di un trattamento particolarmente agevolato.

Inoltre, la stessa Agenzia ha evidenziato che il comma 7, art. 112, dlgs 385/1993 (Testo unico bancario) colloca, all’interno dell’elenco dei soggetti che possono eseguire la raccolta di denaro, gli enti e le società cooperative costituiti, tra dipendenti di una medesima amministrazione pubblica, entro l’1/1/1993 e che il comma 465, art. 1, legge 311/2004 (Finanziaria 2005) ha posto limiti di deducibilità della quota di interessi, in capo al soggetto erogante (società cooperativa che ottiene un prestito dal socio-persona fisica e paga i relativi interessi), disponendo l’indeducibilità «per la parte che supera l’ammontare calcolato con riferimento alla misura minima degli interessi spettanti ai detentori dei buoni fruttiferi postali fruttiferi, aumentata dello 0,90%».

Di conseguenza posto, per esempio, che la remunerazione indicata del buono fruttifero sia pari all’1%, se la cooperativa ottiene il prestito per un intero anno senza alcuna variazione e riconosce un tasso al socio (persona fisica) del 3%, scarica fiscalmente l’1,90% (1% + 0,90%) e recupera a tassazione la differenza pari all’1,10% (3% – 1,90%).

Detta soglia, come evidenziato nella risposta fornita, ha l’obiettivo prioritario di differenziare il mero prestito sociale da un vero e proprio conferimento di denaro (o finanziamento all’ente) e presenta un carattere antielusivo, giacché pone un limite alla deducibilità degli interessi passivi in capo all’ente mutualistico erogante, al fine di contrastare eventuali arbitraggi tra finanziatore ed ente, finalizzati alla distribuzione indiretta di utili, sotto forma di interessi passivi.

Infine, nella risposta, sono state esaminate le novità, in tema di applicazione delle ritenute sugli interessi, di cui al comma 1, dell’art. 3, dl 66/2014.

Sul tema è stato confermato che la ritenuta, a titolo d’imposta sugli interessi, e sui redditi di capitale, erogati a soci-persone fisiche residenti dagli enti mutualistici e, in particolare, dalle società cooperative, è fissata nell’aliquota del 26%.

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