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Ente Mps in stallo, summit con Equinox

di Cesare Peruzzi

Il braccio di ferro con le banche va avanti. E la Fondazione Monte dei Paschi rischia di arrivare al traguardo del 15 marzo, quando scadrà la moratoria sui 900 milioni di debito, senza un accordo di liberatoria che le permetta di vendere i titoli Montepaschi (fino a un massimo del 15,5%), oggi vincolati a garanzia dei creditori.
Dopo l'ok degli undici istituti guidati da Jp Morgan che lo scorso luglio finanziarono per 600 milioni l'Ente presieduto da Gabriello Mancini, adesso manca il via libera di Mediobanca e Credit Suisse, esposti con la Fondazione per 490 milioni sugli swap legati al prestito Fresh 2008 di Banca Mps. Il debito complessivo, nel tempo, è stato ridotto a circa 900 milioni e Siena vorrebbe rimborsarne almeno la metà per poi riscadenzare a medio termine la parte rimanente. Per questo sta vendendo le partecipazioni minori con dismissioni per complessivi 200 milioni stimati (all'interno del piano è di ieri la notizia della vendita del 4,8% di Aeroporto di Firenze alla Regione Toscana per 4,8 milioni di euro) e si prepara a ridurre la quota in Bmps dal 49,1 al 33,5 per cento. Ma senza la liberatoria dei creditori non può farlo.
Un bel pasticcio che aggiunge pressione all'ambiente senese, già sotto i riflettori per il rinnovo del vertice di Banca Mps e per la manifestazione sindacale del gruppo di Rocca Salimbeni, in programma venerdì prossimo, quando nella città del Palio arriveranno centinaia di dipendenti da tutta Italia per protestare contro la riorganizzazione (e i 1.500 esuberi) annunciata dal direttore generale Fabrizio Viola.
Le incertezze, del resto, non giovano al titolo Montepaschi, che ieri ha lasciato sul terreno di Piazza Affari il 4,96% tornando sotto la soglia dei 40 centesimi (0,38 euro). La Fondazione sembra essersi infilata in un circolo vizioso che, da una parte, blocca la cessione delle azioni; dall'altra, contribuisce a deprimere il titolo dopo una fase di rialzo sostenuto. La capitalizzazione di Borsa del Monte è decisiva: ai livelli attuali, infatti, può consentire alla Fondazione di far quadrare i conti (il 10% vale circa 450 milioni). Ecco perché Siena ha fretta di chiudere il tavolo con le banche e di aprire quello con i potenziali acquirenti.
La Fondazione vorrebbe vendere un pacchetto tra l'8 e il 10% a investitori privati: famiglie e imprenditori del Centro-Nord che gravitano intorno all'area Montepaschi e che sarebbero pronti a intervenire. Con i fondi il rapporto si è invece raffreddato. Oggi dovrebbe esserci un incontro, il primo, tra i vertici dell'Ente di Palazzo Sansedoni e Salvatore Mancuso di Equinox, autocandidatosi a rilevare fino al 12% di Banca Mps e a svolgere un ruolo nella futura governance. Nei giorni scorsi, c'erano stati contatti con Clessidra di Claudio Sposito, accreditata come possibile (anzi probabile) acquirente. A Siena, però, c'è chi pensa di rinviare questa seconda parte del piano, limitandosi per il momento a far entrare i privati, molto meno vincolanti sul terreno della governance.
In questo clima d'incertezza, l'unico punto fermo sembra la scelta di Alessandro Profumo per sostituire Giuseppe Mussari al vertice della banca. Il nome dell'ex amministratore delegato di UniCredit dovrebbe essere ufficializzato in occasione della prossima deputazione (cda), che probabilmente slitterà da venerdì a sabato. Per non sovrapporsi alla manifestazione sindacale.

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