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Ente Carige, dal Mef via libera all’uscita

In teoria c’era tempo fino ai primi giorni di maggio, ma è già arrivato nei giorni scorsi l’atto del Ministero dell’Economia che autorizza la Fondazione Carige a uscire dal capitale della banca conferitaria.
La prima conseguenza, in realtà, è ora il trasferimento a Malacalza Investimenti di un pacchetto del 10,5%: l’accordo era stato raggiunto a inizio marzo, e proprio in quell’occasione la Fondazione aveva chiesto l’ok alla Vigilanza, ponendone l’ottenimento come unica condizione sospensiva dell’accordo; caduto il paletto, la partecipazione passa così alla holding della famiglia genovese, che oggi si trova a pagare al prezzo pattuito di 66,1 milioni una quota che a Piazza Affari ne vale più di 75 e mezzo (anche se tra i fattori che hanno innescato l’apprezzamento c’è proprio l’annunciato ingresso dei Malacalza).
L’ente guidato dal presidente Paolo Momigliano e dal segretario Onofrio Contu resterà così con una quota di circa il 2%. Sì, perché dopo essere sceso al 19% un anno fa prima dell’aumento 2014, negli ultimi mesi l’ente si è progressivamente alleggerito sul mercato, trovandosi tuttavia con una quota decisamente superiore allo 0,3% che assicura all’ente la nomina di almeno un consigliere all’interno del board della banca, nell’ambito della lista presentata dai Malacalza e in forza di un patto parasociale concordato a inizio marzo insieme alla cessione del pacchetto. Che cosa farà la Fondazione? Esclusa l’ipotesi di azzerrare completamente la quota, non sarebbe ancora stato deciso se cedere quel che avanza dallo 0,3% oppure tenere in tasca l’intera partecipazione, anche in considerazione del trend rialzista che vede coinvolta la Borsa di Milano e i titoli bancari in modo particolare.
Momento dirimente, l’aumento di capitale da 850 milioni della banca atteso entro l’estate: con i 66 milioni di risorse fresche intascati dai Malacalza, l’ente dovrebbe aver messo i suoi conti abbastanza al sicuro da poter sottoscrivere l’aumento pro quota (e non solo), e comunque da poter tornare a essere artefice del proprio destino; si vedrà se nel corso dell’assemblea dei soci del 23 aprile, che tra l’altro dovrà anche deliberare sull’aumento, la Fondazione svelerà le carte sulle proprie mosse future. Nell’assetto attuale, la partecipazione più rilevante in capo all’ente genovese resta lo 0,6% della Cassa depositi e prestiti: l’asset, attualmente in carico a 45 milioni, attualmente ne vale più di 115.

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